giovedì 3 marzo 2016

10 attività veneziane scomparse (decima puntata)

La rubrica più seguita del Blog, "10 attività veneziane scomparse", soffia sulle candeline: siamo oggi arrivati alla decima puntata! Con il post odierno siamo arrivati a rivedere e analizzare bel 100 negozi legati alla nostra memoria infantile ed adolescenziale che ora non esistono più; cambiano le economie, cambiano i fruitori, cambiano le esigenze della popolazione, ma noi continueremo sempre a guardare al passato con un velo di nostalgia, di quella Venezia che ora esiste solo nei nostri ricordi. Anche oggi la decima attività è stata suggerita dai lettori...ma ora basta con le presentazioni e addentriamoci nella prima puntata a doppia cifra! Siete pronti?

immagine da Google street view


91) Supermercato Full
Ponte delle Paste


Inizierei questa decima puntata con il supermercato di Ponte delle Paste, di fatto più un minimarket viste le sue assai ridotte dimensioni. Il punto vendita faceva parte della catena FULL (successivamente assorbita dalla Coop), che vantava il suo logo rosso/blu stampato sui sacchetti, e nonostante i suoi pochi metri quadri di estensione, al suo interno aveva un po' di tutto: si accedeva sulla sinistra, dov'erano stipati i biscotti, con il frigo dei latticini proprio in fronte; svoltando a destra e proseguendo in profondità c'era il bancone degli affettati, fino ad arrivare al "reparto-bibite": una stanzetta piccola e comunicante con il magazzino. Mia nonna, chioggiotta di nascita, dall'alto della sua poca dimestichezza con la lingua italiana, chiamava questa Full il "mercantino", con la N, e ne era affezionata cliente. Successivamente subentró la Coop, che prese la gestione del supermarket aggiungendo un angolino dedicato all'ortofrutta, per poi chiudere definitivamente e spostarsi in Campo Santa Marina, nei locali precedentemente occupati dal mobilificio Famosa. Attualmente al posto della Full è presente una sala giochi a gestione cinese.


92) Barbiere Sergio Babuin
Salizada del Pistor


Da questo barbiere, situato nei pressi di Santi Apostoli ,mi recai per la prima volta sul finire degli anni 90; l'attività era molto "vecchio stile", con una vetrina che esponeva i vecchi arnesi del mestiere, e un'atmosfera ferma a qualche decennio prima. Fu da lui che un'estate decisi di decolorarmi la chioma: ricordo ancora l'odore pungente dell'ammoniaca contenuta nei prodotti che mi applicó sulla testa, e ricordo pure come dovette ripetere l'operazione, visto che i miei capelli non si erano schiariti più dell'arancione-fluo.
Un altro aneddoto risale ad un fraintendimento tra me e il barbiere, che interpretò la parola "cortini" come "rasati": me ne uscii con un taglio talmente aggressivo da non farmi nemmeno riconoscere dalla madre di un amico, che gli chiese "ma frequenti i nazi-skin?".
Il negozio del signor Sergio è stato ora preso in gestione da un nuovo parrucchiere, che, stando da quanto scritto sulla vetrina, dovrebbe a breve iniziare la sua attività.


93) Libreria
Campo San Geremia


A metà anni 2000 uscivo con una ragazza residente fuori Venezia, ed ogni volta che la riaccompagnavo in stazione eravamo soliti fermarci almeno una mezz'oretta all'interno di questa libreria, che se non ricordo male rimaneva aperta fino a tardi. Al suo interno c'era un gatto piuttosto sonnacchioso, che rimaneva tutto il giorno sdraiato sugli scaffali dei libri, diventando così la vera attrazione dell'attività da parte di bambini e turisti che casualmente vi si imbattevano. Attualmente la libreria è stata rimpiazzata dal punto vendita di una catena di intimo, ma se i miei ricordi non mi ingannano, intorno al 1992 i libri si vendevano a fianco, dove ora c'è un ristorante, con tanto di espositori all'esterno. Fu lì che in seguito alle mie pressanti richieste, i miei nonni mi comperarono il libro "le barzellette di Pierino"; avevo 9 anni, e sfogliando le pagine mi accorsi di quanto spinte e volgari esse fossero. Fui costretto a chiedere ad una vistosamente imbarazzata nonnina (che non aveva lontanamente idea di cosa mi avesse appena regalato) il significato di questa o quella pratica sessuale.


94) Galleria Fulgenzi
Calle della Mandola


Un'attività alla quale sono particolarmente legato, in quanto esponeva i lavori di mio padre, incisore. Il proprietario aveva deciso di dividere in due il negozio, dedicando le due metà alle acqueforti di due maggiori esponenti veneziani della tecnica: Fabio Baldan da una parte, e Guido Cannizzo dall'altra: le pareti erano disseminate di vedute veneziane, in bianco e nero e a colori, che raffiguravano i due stili ben diversi e inconfondibili. Purtroppo i tempi cambiarono, e quel tipo di articolo non fu più richiesto dai turisti: la galleria fu sostituita da un negozio di bigiotteria e di perline. Attualmente è presente una rivendita di abbigliamento low cost.


95) Fruttivendolo
Calle della Mandola


Ogni giorno, per otto lunghi anni passati all'Istituto Cavanis (e i successivi tre all'università), mi capitava di passare davanti a questo fruttivendolo, che come un po' tutte le attività di quel genere presenti a Venezia, disponeva all'esterno di un certo numero di casse esposte con varie qualità di frutta e verdura. E osservarne le tipologie declinate secondo la stagione in corso era sempre suggestivo ed interessante. Un ricordo indelebile legato a questo "frutariòl" risale a quando mia madre a tavola si lamentò che una mia compagna di classe fosse andata a complimentarsi di quanto fossero belli i melograni, adducendole un carattere libertino che negli anni successivi le avrebbe creato non pochi problemi.
Oggi l'attività è stata sostituita da un negozio di accessori.


96) Bussola
Calle del Teatro


Un'altra storica pelletteria veneziana situata di fronte al Teatro Goldoni, aveva la sua vetrina trasbordante di valigette, zaini ed altri oggetti in cuoio. Ricordo come ai tempi del mio impiego presso la poco distante Pelletteria Bona io ci passassi spesso davanti, per osservare la sua esposizione e confrontarla con quella del mio posto di lavoro. Successivamente "Bussola" chiuse, e al suo posto è ora presente una filiale di una catena di calze e intimo.


97) Superboom
Rio Terà San Leonardo


Questo negozio è sempre stato un punto di riferimento per tutto il sestiere nell'ambito della biancheria intima e della vestaglieria. Non abitando nelle vicinanze, non penso di essermene mai servito, ma ricordo di essere sempre rimasto affascinato, fin dalla tenera età, dal font (o carattere) utilizzato nella sua insegna, che raffigurava una donna stilizzata che si copriva con un pelliccia.

immagine da blog.vernaculartypography.com

L'attività godette di una discreta periodo di popolarità quando il figlio del titolare entró nella casa del Grande Fratello, lanciando successivamente sul mercato dance una serie di dischi di successo sotto lo pseudonimo di Tommy Vee (Vee sta per Vianello). La bottega è stata da poco rimpiazzata da un negozio di vestiti.


98) Rizzo
Rio Terà San Salvador


E a fianco di "Superboom", un'altra attività storica che ha chiuso i battenti praticamente nello stesso momento: si tratta di Rizzo, con le sue vetrine coloratissime che a seconda dei periodi dell'anno esponevano uova di Pasqua di tutte le forme, colombe e panettoni artigianali, dolciumi di Carnevale. Sulla sinistra era presente il lunghissimo bancone della panetteria, affiancato da scaffali di cioccolatini e altri prodotti dolciari; alla fine si accedeva ad un ulteriore vano, sconosciuto a chi non se n'è mai avventurato, con altri dolci, un frigo con i latticini, e un secondo bancone, stavolta dedicato agli affettati.
Rizzo di San Leonardo ha chiuso, ancora non è ben chiaro cosa aprirà al suo posto, ma fortunatamente l'attività si è spostata a Santa Sofia, dove in precedenza era presente un altro punto vendita della catena specializzato in dolci e caramelle: al suo interno ora si vendono anche pane e salumi.


99) Chiosco di fumetti usati
Strada Nuova


Una meta obbligata di tutte le mie passeggiate lungo la Strada Nuova, questa bancherella esponeva pacchi di fumetti e giornalini provenienti da decenni passati, e non era poca la mia curiosità di osservare e contemplare prodotti di altre epoche, immaginando come sarebbe stata la vita dei miei coetanei nei periodi precedenti. Tutto finchè un giorni presi coraggio e decisi di effettuare un acquisto: mi avvicinai e cominciai a prendere in mano alcuni polverosi ed ammuffiti volumetti che profumavano di storia, ma il signore dentro la struttura mi intimó di non toccare e di andarmene. Scappai pieno di vergogna, e con un'enorme delusione dentro di me.
Al posto del chiosco ora c'è una bancarella di souvenir a gestione bengalese.


100) Lory Boutique
Campo San Canciano


Concludiamo la carrellata di oggi con l'ormai consueta "decima attività", quella segnalata dai lettori: oggi è la volta della pelletteria Lory Boutique di Campo San Canciano.
Come ci segnala Maria Cristina Bertoni, figlia dell'ex titolare, il negozio sorse nel 1977 al posto del biavaròl Zampieri, e fu da lei trasformato nel 2006 nell'enoteca-cioccolateria Dolceamaro.

Anche per oggi è tutto...mi raccomando: continuate a segnalare le attività scomparse!





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