lunedì 2 febbraio 2015

10 giochi a caso per Game Boy - terza parte (memorie a 8 bit)


Bentornati e bentrovati nella terza puntata di questa rubrica speciale, che va a pescare direttamente nel cassetto della mia memoria videoludica per regalarvi dei mini-ricordi relativi ad alcune delle cartucce che hanno caratterizzato la mia infanzia.
Tutto in ordine rigorosamente sparso. Pronti? Via!


31) Bart Simpson's escape from Camp Deadly
immagine da snipview.com

Questo gioco, introvabile in qualsiasi negozio veneziano, me lo prestò un mio compagno di classe. A quei tempi "i Simpson" rappresentavano un vero e proprio mito tra i ragazzini; tant'è che "Bart Simpson's escape from Camp Deadly", pur non essendo un granché, assunse ai miei occhi le tinte di un capolavoro.
Ci giocai e ci rigiocai, ma quando domandai al possessore dove l'avesse comprato, mi rispose genericamente "a Pordenone". Fu così che, per un breve periodo, la città friulana  assunse per me lo status di luogo mitico ed inarrivabile: la immaginavo zeppa di negozi pieni di cartucce inedite, sulle quali mai e poi mai sarei riuscito a mettere le mani.
Una Akihabara al sapore di Lison-Pramaggiore.


32) Fighting simulator

immagine da gamefaqs.com

Acquistai questo titolo nel negozio di casalinghi sotto casa, attirato dalla scritta riportata sulla copertina "2 games in 1". Mi accorsi poi che in realtà la cartuccia conteneva semplicemente un'avventura, con la possibilità di poter affrontare i boss uno dopo l'altro su un ring di arti marziali. Bella fregatura.
Il personaggio si muoveva legnoso lungo degli stage orientaleggianti, con un sistema di controllo più adatto ad un picchiaduro che ad un platform; ma ricordo con piacere la colonna sonora dalle tinte Italo Disco, in particolare la musica del primo livello che mi ricordava "I need love" dei Novecento, rimastami impressa soprattutto per aver accompagnato gli spot del dolcificante Dietor.


33) Revenge of the gators

immagine da retrospekt.com.au


Una simulazione di flipper, che mio padre acquistò durante un viaggio a Feltre (BL) insieme a Kwirk (del quale ho parlato nella puntata precedente). La struttura verticale del gioco permetteva di raggiungere man mano tavoli sempre più pittoreschi e complicati, fino ai bonus stage durante i quali era necessario colpire dei coccodrilli che si aggiravano per lo schermo, e ai quali arrivavo sempre con le mani sudatissime e con il respiro strozzato dall'emozione, facendomi sbagliare i colpi più semplici e ritornare di conseguenza allo stage iniziale. Un altro di quei (pochi) giochi capaci di far rimanere mio padre sveglio fino a tardi nel tentativo di battere il record.


34) Wario Land

immagine da en.wikipedia.org

Vidi per caso "Wario Land" in versione giapponese in vetrina di un negozio di videocassette. A dir la verità non sapevo neppure perché fosse finito lì, ma quella confezione piccola e coloratissima stuzzicò la mia immaginazione, e rimasi per un paio di giorni a fantasticare su che tipo di gioco potesse contenere. Ero fresco della delusione di "Mario & Yoshi" (del quale ho ampiamente trattato nella scorsa puntata), ma la dicitura "Super Mario Land 3" presente sulla scatola fugò ogni mio dubbio: mi fionda all'interno e lo comprai.
Mi trovai così ad essere l'unico possessore della città di uno dei più bei giochi per la console monocromatica Nintendo, del quale scrissi addirittura una recensione per il giornalino della scuola, che conclusi con la frase "sarà disponibile nei negozi solo prossimamente", dandomi l'aria di un navigato redattore di qualche rivista di videogiochi.


35) Star Wars

immagine da roms-search.com

Un altro gioco che comprai solo per il suo nome: si trattava di una produzione Capcom che, nella struttura dei livelli, traeva ispirazione nientemeno che da Megaman.
Gli stage non erano consecutivi, bensì alternati da una sezione nella quale il giocatore doveva aggirarsi per Tatooine a bordo di un Landspeeder, alla ricerca di grotte contenenti i livelli giocabili. Soddisfatte le necessarie condizioni, era possibile addentrarsi nella Cantina di Mos Eisley, caratterizzata dal relativo brano musicale, finché, raggiunto il Millenium Falcon, Luke ed i suoi amici venivano catapultati in uno stage pseudo-3D nel quale si veniva bombardati dagli asteroidi. Lì mi saliva sempre il panico, non capendo cosa avrei dovuto fare, e matematicamente mi si presentava la schermata di "game over". Forse una volta, quasi per sbaglio, superai quella sezione. Ma non ricordo cosa veniva dopo.


36) Tennis

immagine da recuerdosde8bits.blogspot.com

Intitolato semplicemente "Tennis", questa cartuccia conteneva una simulazione del suddetto sport semplice nella grafica, ma immediata nella giocabilità; erano compresi diversi colpi caratteristici, tra i quali il pallonetto, con il quale mi divertivo ad ingannare il computer.
L'arbitro delle contese, seduto sul seggiolone, era nientemeno che Super Mario.


37) Mortal Kombat

immagine da 1morecastle.com

Alle Giostre di Riva degli Schiavoni era da poco stato installato un nuovo cabinato, perennemente attorniato da una folla di ragazzini ipnotizzati; il gioco raffigurava degli attori digitalizzati, coinvolti in combattimenti all'ultimo sangue che spesso si concludevano con mosse splatter e cruente denominate "fatality". Per me, abituato agli sprite cartoonistici della serie di Street Fighter, vedere Mortal Kombat rappresentò uno shock: quando notai la cartuccia per Game Boy all'interno dell'espositore girevole di una tabaccheria, non potei resistere e me la feci regalare. Non fu poca la delusione una volta che la inserii nel mio Game Boy: mancava Johnny Cage, il sangue e tutte le crudeltà erano state rimosse, e i lottatori si muovevano con una lentezza da far passare la voglia di giocare. Il tutto mentre un mio compagno di classe si atteggiava con la sua versione Game Gear: a colori, completa di "fatality" e con il sangue che dopo ogni colpo scorreva copioso e vermiglio.


38) WWF Superstars 2

immagine da gamefaqs.com


Dopo aver praticamente consumato il predecessore, finito e rifinito con ogni personaggio, vidi in vetrina di un negozio di giocattoli questo "WWF Superstars 2" e, manco a dirlo, lo comprai. Ad averlo sviluppato però non era più la Rare, bensì la LJN, e di conseguenza il gioco era caratterizzato da uno stile completamente diverso: il numero di mosse disponibili era ulteriormente diminuito, non c'era più alcuna musica di sottofondo, e gli incontri si protraevano nel silenzio più totale, intervallato da qualche rumore che avrebbe dovuto rappresentare il boato della folla, ma che in realtà ricordava più verosimilmente uno scroscio d'acqua.
I lottatori erano sei (Hogan, Undertaker, Macho Man, The Mountie, Jake The Snake, Sid Justice), era possibile disputare match di tag e nella gabbia, ma la mancanza di Ultimate Warrior fu per me un colpo difficile da digerire. Mi accorsi inoltre che mi era stata venduta una cartuccia che, al posto del bulloncino metallico, riportava sul retro una vite arrugginita, e per qualche strano motivo faceva terminare le batterie dopo pochi minuti. Andai a reclamare, ma invece di rimborsarmi mi offrirono di acquistare un alimentatore. Oltre al danno, la beffa.


39) Ducktales

immagine da obsolete-tears.com


Vidi la cartuccia, pensai "l'ennesimo gioco su licenza", ma il marchio Capcom presente sulla scatola fu per me una garanzia di qualità, e lo comprai. "Ducktales" fu uno dei platform più intriganti per Game Boy al quale ebbi il piacere di giocare, del quale ricordo ancora la struttura dei livelli e tutte le musiche di sottofondo.
Tant'è che acquistai al day one il remake in alta definizione per Wii U; e mentre ripercorrevo in lungo e in largo i cinque stage riproposti, pian piano nella mia mente riaffioravano immagini e ricordi sprofondati nei meandri della mia memoria infantile, rendendomi sempre più conscio di come "Ducktales" sia stato senz'ombra di dubbio una delle pietre miliari della mia esperienza videoludica.


40) The Simpsons: Bart vs The Juggernauts

www.retrogarden.co.uk

Ancora infatuato da "Bart Simpson's escape from Camp Deadly", decisi di non lasciarmi scappare questa cartuccia che vidi esposta da qualche parte. Non chiedetemi dove perché l'ho completamente rimosso. Le immagini sul retro non mi diedero un'idea chiara di quello che mi si sarebbe aspettato, ma una volta tornato a casa scoprii trattarsi di una sorta di "American Gladiators" a tema Simpson, contenente cinque-sei minigiochi da giocare e rigiocare man mano che le settimane proseguivano.
Non so se fosse da attribuirsi alla mia scarsa abilità, o al generale disinteresse che ebbi verso questa cartuccia, ma smisi di giocare dopo un paio di giorni, relegando "The Simpsons: Bart vs The Juggernauts" al fondo della mia scatola di cartone dedicata al software per Game Boy. 
Ah, se fossi riuscito ad avere "Bart Simpson's escape from Camp Deadly"

"Io sogno Pordenone, e un giorno io verrò!".

Nino Baldan

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