Gli "Eroi del Wrestling" della Hasbro/Gig e la WWF in tv | Nino Baldan - Il Blog

mercoledì 6 febbraio 2019

Gli "Eroi del Wrestling" della Hasbro/Gig e la WWF in tv

action figure wrestling Hasbro Gig

dal mio libro "Io e il wrestling italiano"

La mia passione per il wrestling nacque nel corso della mia infanzia, probabilmente nel 1990, quando, all’età di sette anni, intercettai per caso ciò che mio padre stava guardando in televisione. C’erano due uomini su un ring, ma non era pugilato: infatti questi si afferravano e si scagliavano al tappeto, e il tutto era condito da un’enfasi e una teatralità che non avevo mai visto in alcun altro sport, e ciò andava dall’atteggiamento sopra le righe di alcuni, all’abbigliamento decisamente inconsueto di altri.
Era la WWF (oggi WWE) del periodo a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, caratterizzata da costumi stravaganti, volti dipinti, gimmick decisamente inconsuete per quello che nella mia testa di bambino di sette anni era un vero sport di combattimento. Non ci misi molto per rimanerne affascinato.

Mentre passeggiavo in compagnia di mia madre lungo la Strada Nuova, trafficata arteria del Centro Storico veneziano (all’epoca colma di negozi per residenti), vidi all’esterno di una cartoleria, appesa a un gancio, l’intera prima serie degli “Eroi del wrestlingHasbro, commercializzate nel nostro Paese dalla Gig. Si trattava di action figure (o pupazzini come li chiamavo io) piuttosto sgraziate, con le fattezze dei lottatori che avevo visto in televisione, e tra tutte spiccava lui, Hulk Hogan, il più famoso, confezionato con le mani aperte come se dovesse afferrare qualcosa.


È inutile spiegare quanto insistetti affinché mia madre me lo comprasse subito. Lo portai a casa, tagliai in maniera certosina la plastica per non rovinare il cartoncino (che recava sul retro informazioni sul lottatore), e mi sdraiai sul divano ripetendo all’infinito il movimento a molla che faceva scattare in avanti le braccia del baffuto wrestler di Venice Beach. Hulk Hogan aveva bisogno di un avversario.

Il secondo pupazzino che comprai fu "Ravishing" Rick Rude, che probabilmente neppure conoscevo, ma aveva in qualche modo quell’aria da sparring partner di cui il leader dell'hulkamania aveva bisogno. Sul cartoncino era definito "il duro", e questo mi faceva ridere, perché all’epoca mi suonava come una cosa sporca. Il povero Rick Rude fu talmente malmenato da Hulk Hogan sui pavimenti di casa che gli si staccò quasi subito un braccio, rovinandone irreparabilmente l’articolazione.

immagine da vecchigiocattoli.it

Arrivarono poi Ted Dibiase (al quale dopo, una sola settimana di gioco, volli cambiare identità dipingendogli il volto di viola, utilizzando un pennarello -ahimè- indelebile), seguito dai Demolition Ax e Smash (o Demolitior, come li chiamavo io, scimmiottando ciò che capivo della loro entrance theme), giunti in regalo dal nonno con i cartoncini tutti profumati di dopobarba con del quale doveva probabilmente essersi intriso le mani.
Pupazzino dopo pupazzino, mi feci regalare tutta la prima serie, alla quale mancava però Ultimate Warrior, all'epoca assolutamente introvabile; successivamente tra le mura domestiche arrivò il ring, che deformai quasi subito per provare l'ebbrezza di salirci sopra.


Ormai il meccanismo di scatto di Hulk Hogan non funzionava più, ed il gigante californiano rimaneva lì, con le braccia penzolanti. Decisi di comprarne la riedizione, appartenente alla seconda serie, che stavolta rimaneva lì duro con le braccia conserte. Uno dopo l’altro riuscii ad ottenere tutti i personaggi, tra i quali Brutus “The Barber” Beefcake con tanto di forbicioni, Jake “The Snake” Roberts con annesso serpente, Akeem, “Macho Man” Randy Savage e così via, tanto che per riporli tutti dovetti ricorrere nientemeno che a uno scatolone.

Nel frattempo mi capitò di assistere in televisione a tutta la faida tra Hulk Hogan e Sergeant Slaughter (all’epoca simpatizzante iracheno), culminata con l’incontro tra i due a Wrestlemania VII. Stavo seguendo in maniera fin troppo interessata per un bambino gli avvenimenti relativi alla Guerra del Golfo, e mi ero fatto l’idea che tutto ciò che gravitasse intorno a Saddam Hussein fosse intrinsecamente malvagio, al punto da impedire a mia madre di comprare una confezione di zucchero SADAM, nel dubbio che i proventi fossero finiti proprio nelle mani del dittatore. Inutile dire con quanta enfasi mi fossi messo a tifare Hogan, rimanendo senza parole quando questi si rialzò con il volto insanguinato; urlai di gioia quando il gigante baffuto uscì vincitore dall’impresa.
“C’è stato il sangue” pensavo “quindi dev’essere per forza tutto vero”.

immagine da whatculture.com

La Royal Rumble del 1992 me la guardai a casa dei nonni, dove mi auto-invitai a cena per godermi l’evento su un televisore più grande di quello di casa. Ricordo ancora il menù: arrosto di vitello con contorno di patate al forno, mentre fremevo per vedermi tutti gli incontri in assoluto silenzio, con la voce di Dan Peterson a farmi compagnia con i suoi indimenticabili aneddoti.
Ad aggiudicarsi la rissa reale fu un personaggio che non avevo mai visto, ma che all’epoca mi pareva un vecchio con i capelli bianchi e gli slip neri: Ric Flair.

immagine da whatculture.com

Durante una vacanza in montagna comprai da un ragazzino una serie di biglie di plastica, contenente ciascuna l’immagine di un wrestler, ma mentre le contemplavo incantato arrivò mio nonno, che me le strappò di mano, si recò dal mio coetaneo e si fece ridare i soldi.
“Devi imparare il valore del denaro!” mi disse.

immagine da amazon.com

Gli anni successivi furono alla disperata ricerca di poter vedere gli incontri criptati su Tele +2, pregando che il segnale non scomparisse (come puntualmente accadeva, visto che non possedevo il decoder), cercando in ogni caso di intravvedere i lottatori aumentando il contrasto sul televisore.

immagine da sportskeeda.com

Nel 1994 il wrestling tornò su Italia 1, ma la magia era in gran parte svanita: non c’erano più Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Macho Man, con i quali ero cresciuto, ma a far da portabandiera era un certo Lex Luger, pallida imitazione dell'Immortale. C'era Bret Hart che tutto sommato non mi dispiaceva, ma personaggi come Shawn Michaels, Diesel e Razor Ramon, che reputavo squallidi ed inadeguati, mi fecero pian piano disaffezionare ad una disciplina che pian piano stava perdendo seguito anche nel resto della penisola, finendo in breve tempo nel dimenticatoio insieme a tutto il merchandise che la riguardava, in un buio mass-mediatico totale che durò per ben cinque anni.

Nino Baldan


Il post che avete letto è il primo capitolo di "Io e il wrestling italiano", libro che scrissi nel 2015 per narrare le mie dolci-amare vicissitudini all'interno della scena nazionale.
L'opera è disponibile anche su Amazon, sia in versione cartacea (a 12,00 € 10,20 €) che in formato ebook (3,99 €). Se siete curiosi di sapere come venni a contatto con la disciplina, su come nacque la prima federazione italiana e su come le cose si evolsero nel corso degli anni... dateci un'occhiata!


Leggi anche:

I videogiochi di wrestling nella mia infanzia e adolescenza su "Medium" >>

12 giocattoli anni '90 che hanno segnato la mia tarda infanzia

Il mio libro "Io e il wrestling italiano"

Tutti i post sul wrestling


6 commenti:

  1. A me regalarono due pupazzetti..
    The barber e il primo Hulk Hogan.
    Ora ci gioca mio nipote, Hulk è ancora perfetto, mentre non ho più le forbici di The barber e non fa più il salto...si è incriccato :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ultimamente ho provato a ritrovarli i “pupazzini”, ma la maggior parte di loro deve essersi dispersa nel corso di vari traslochi...
      Me ne sono ricapitati in mano soltanto alcuni, tra i quali Ted Dibiase con il volto ancora dipinto con l’indelebile viola!

      Elimina
  2. Bellissimi racconti questi,per me hanno un valore immenso dato che purtroppo non ho potuto vivere questi bellissimi periodi(che tanto avrei voluto vivere!). Grazie e continua così :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Giorgio e benvenuto nel Blog!
      In effetti, mi sono reso conto soltanto a posteriori di quanto siamo stati fortunati a vivere quel periodo del wrestling sulle TV italiane. Sembrava tutto normale, sembrava che sarebbe andata avanti così per sempre, e invece...

      Elimina
  3. Eccomi, seppur in ritardo!
    Ottimo viaggio nella memoria, molte cose sono simili al mio vissuto.
    Dunque il ring celeste era figo (ma davvero ci sei salito sopra??? XD)
    però devo ammettere che le action figures non erano il massimo, essendo praticamente statue con un meccanismo. Molto "blocchi", insomma.
    La questione SADAM mi ha gettato a terra, e comunque non è lontano dalla realtà quel che dici: in America sicuramente in molti, tra i ragazzini, capivano che il nemico era Saddam anche solo per la caricatura che la WWF aveva fatto di tutta la questione...
    Ricordo che quando la Francia tolse l'aiuto alle truppe USA in Afganistan nei primissimi anni 2000, il wrestler Renée Dupre era proprio il coglioncello di turno.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Miki!
      Le action figure erano oggettivamente quello che erano, ma si trattava all’epoca dell’unica opportunitá per “giocare” al wrestling, per questo le ricordiamo con affetto...

      Il ring sì, ci ero salito sopra, e attualmente (lo possiedo ancora) ha la plastica tutta deformata verso il basso, i personaggi, se posizionati, non stanno più in piedi :)

      Per la storia di SADAM: noi ci scherziamo, ma lo stesso Robert Remus, che all’epoca “interpretava” Sgt Slaughter, confessó di essere stato pubblicamente insultato e minacciato per il suo ruolo di antiamericano, ritenuto “reale” da molti telespettatori a stelle e strisce... che non avevano certo 6/7 anni come noi :)

      Elimina