giovedì 25 febbraio 2016

10 giochi arcade a caso - terza parte (memorie dalla sala giochi)

immagine da newgameitalia.it

Eccoci di nuovo insieme con la rubrica che va a scavare nella nostra memoria di bambini e adolescenti all'interno delle malfamate sale giochi di tutta italia, tra bulli, fumo di sigaretta e ragazzine che masticavano la Brooklyn a bocca aperta. Dopo il successo della prima e della seconda puntata, anche oggi prenderó in esame i ricordi relativi a 10 videogiochi arcade: siete pronti?


21) Golden Axe (1989)

immagine da hardcoregaming101.net

Iniziamo in bellezza con questo picchiaduro a scorrimento made by Sega, all'epoca onnipresente in qualsiasi sala giochi del Bel Paese. Il fascino legato ad un'atmosfera fantasy piuttosto originale ed inedita fece breccia nel cuore di ogni videogiocatore occasionale, compreso il sottoscritto, che per la casa giapponese non aveva mai nutrito un particolare amore; ma in questo caso la proverbiale truzzaggine Sega era stata messa da parte a favore di guerrieri, draghi ed incantesimi, quindi...ci sta.
I tre personaggi selezionabili erano semplicemente chiamati da noi ragazzini "l'uomo", "la donna" e "il nano", e a colpirci, oltre alla possibilità di raccogliere le boccette magiche che scaturivano "le magie", furono due tipologie di animali mitologici da cavalcare, che fuggivano se colpiti da un nemico. Da fedele possessore di console Nintendo, "Golden Axe" è sempre stato per me un sogno segreto; dovetti accontentarmi della conversione-Gig Tiger, passando ore piuttosto tristi della mia infanzia tenendo tra le mani un gingillo plasticoso a cristalli liquidi che emetteva "bip" piuttosto fastidiosi, e che per giunta emanava un odore alquanto sgradevole.
Questo almeno fino all'avvento degli emulatori, ma quella è un'altra storia.


22) Dragon's Lair (1983)

immagine da eurogamer.se

Come nel caso di "Mad Dog McCree", ci troviamo anche qui di fronte ad un laser game: un macchinario che al suo interno montava un lettore laser disc (l'antenato del dvd), e che permetteva la riproduzione di un filmato, limitando l'interattività al solo "premi il tasti giusto al momento giusto e la pellicola andrà avanti", altrimenti al giocatore sarebbero state mostrate delle sequenze di morte anche piuttosto disturbanti. Tutto disegnato da Don Bluth, già animatore Disney.
Probabilmente, proprio per il costo elevato del cabinato, al luna park veneziano di Riva degli Schiavoni le partite costavano 2 gettoni; osai giocarci una volta sola, e morii alla prima scena, catalogando per sempre questo gioco come "mangiasoldi".
Decenni dopo lo acquistai in versione dvd, da "giocare" con i tasti del telecomando, ma la mia esperienza con questo titolo non si distaccó molto da quella avuta in precedenza.


23) Final Fight (1989)

immagine da arcademaniac.blogspot.com

E qui fioccano le lacrime: questo titolo era gasante quasi come "Street Fighter II"; fu sempre alle giostre veneziane che ci consumai un bel po'di gettoni, girando per le vie della città a raccogliere coltelli, tubi e katane per far fuori ogni nemico mi capitasse sotto tiro.
Ricordo tra l'altro la possibilità di eseguire la "supermossa" smanettando contemporaneamente su entrambi i tasti, facendo piazza pulita ma consumando al tempo stesso una parte della barra di energia. Grazie Capcom.


24) Puzzle Bobble (1994)

immagine da bbh.marpirc.net

I due draghetti li conoscevo già, avendo praticamente consumato la versione per Game Boy di "Bubble Bobble" (dove, per colpa delle dimensioni e della risoluzione dello schermo, l'inquadratura scorreva qua e là impedendo di avere un visione d'insieme dello schermo di gioco). Ma a questa nuova incarnazione puzzlistica di Bub e Bob ci giocai a malapena un paio di volte, arrivando  a bollarlo come "per femmine", e preferendogli qualsiasi altro cabinato nelle vicinanze contenente un qualsivoglia concetto di violenza. D'altronde "Puzzle Bobble" divenne già dal momento della sua uscita la meta preferita delle ragazzine volgari che masticavano la Brooklyn con la bocca aperta. E tutto intorno si avvertiva l'odore inconfondibile di "gusto spearmint" che ancora oggi rievoca nella mia mente le bolle colorate e la voce che dice "leady? go!". True story.


25) Euro League (1989)

immagine da romhustler.net

Ecco un altro gioco di calcio arcade che, insieme a "Super Sidekicks" da me descritto nella puntata precedente, ho amato alla follia; giocatori piccoli e sproporzionati davanti al pallone, azione frenetica, ma con un particolare non trascurabile: le 8 compagini, al posto delle solite nazionali, rappresentavano altrettanti club europei! Per la Spagna erano presenti Real, Atletico e Barcellona, per la Germania il Bayern Monaco, per l'Olanda il PSV, mentre per l'Italia c'erano Milan, Inter e Napoli.
E la Juve? Niente da fare, essendosi classificata quarta nella stagione 1989/1990.
A "Euro League" ci giocavo al baretto del Parco Vallombrosa di Fiera di Primiero (TN), selezionando sempre il Milan, e lottando all'ultimo sangue sia contro il computer sia contro avversari umani, perchè in palio non c'era solo la gloria, ma stavo anche difendendo l'onore della mia squadra del cuore.
Ma la cosa più assurda é che soltanto un paio di anni fa mi accorsi che "Euro League" altro non fosse che un bootleg di "Tecmo World Cup 1990", creato da un ignoto programmatore italiano che sostituì le nazionali con i club europei; ciò portò il gioco ad un'incredibile popolarità nelle sale giochi di tutto il vecchio continente.


26) Saturday Night Slam Masters (1993)

immagine da forum.spaziogames.net

Ecco il wrestling della Capcom, con Haggar di "Final Fight" e il character design curato da Tetsuo Hara, ovvero il disegnatore di Kenshiro. Del picchiaduro a scorrimento sopra citato questo titolo non condivideva soltanto il corpulento sindaco, bensì anche la dinamica di gioco, con la sola aggiunta di un ulteriore tasto per effettuare le prese. Ricordo la possibilità di uscire dal ring e raccogliere un secchio, con il quale infliggere ulteriore danno agli avversari; io sceglievo sempre il veloce El Stingray, luchador mascherato dotato di notevole velocità, che mi permetteva di avere la meglio contro gli avversari. Contro il primo avversario. Poi sistematicamente perdevo, e mio nonno mi chiedeva se avessi già consumato il gettone.


27) Pang (1989)

immagine da retrogame.biz

Un classico. Il protagonista di questo action game a schema fisso si trovava alle prese con una palla rimbalzante, da distruggere con un'arma che sparava solo verso l'alto; ad ogni colpo, il solido si divideva in sfere sempre più piccole. Giocavo a "Pang" nelle mie sessioni in sala giochi esclusivamente se 1) gli altri cabinati erano occupati 2) avevo voglia di intraprendere una partita che durasse di più, potendo dare a mio nonno l soddisfazione di "essere diventato bravo" e che "i suoi soldi li aveva spesi bene".


28) Super Mario Bros (1985)

immagine da polygon.com

"Super Mario Bros" in sala giochi? Proprio così: alle giostre di Riva degli Schiavoni era presente un cabinato che permetteva di selezionare tra una carrellata di vecchi classici del NES, che partivano normalmente, ma che dopo un determinato amount di tempo si bloccavano, obbligando il giocatore ad inserire un'altra monetina.
A questo gioco ho legato un ricordo incancellabile di quando io, bambino fanboy Nintendo, attaccai bottone con una ragazzina tredicenne, intenta tra una masticata di Brooklyn e l'altra, a terminare il gioco. Passai con lei un'oretta buona, a parlare di funghi, fiori e power-up, arrivando quasi ad invaghirmene. Non esistevano i cellulari, e neppure Facebook: non ci scambiammo alcun contatto e non la vidi mai più.


29) Sunset Riders (1991)

immagine da taringa.net

Prima del celeberrimo "Metal Slug" c'era "Sunset Riders", un platform/sparatutto della Konami ambientato peró nel vecchio west, dove i protagonisti camminavano colpendo a revolverate ogni nemico che si parava loro davanti, dietro, in alto e in basso. Erano presenti quattro personaggi selezionabili: due armati di colt e due dotati di fucile, tra i quali ricordo Cormano, messicano abbigliato con un poncho di colore rosa, che i più ignoranti della sala giochi del Gran Viale del Lido continuavano a chiamare "Cormorano" nonostante il suo nome fosse scritto a chiare lettere sullo schermo.


30) Operation wolf (1987)

immagine da coinopdoc.com

E siamo anche oggi arrivati alla conclusione: come ultimo titolo attinto dalla
mia memoria vi segnalo "Operation Wolf", gettonatissimo all'interno della sala giochi centrale di Fiera di Primiero (TN). Delle dinamiche di gioco non ricordo un granchè, anche perchè intorno al cabinato giravano i tipi meno raccomandabili dell'intero paese, quelli che avevano il motorino parcheggiato fuori, e che fumavano in continuazione una cicca dietro l'altra. Tutta questa gente era attratta da una vera e propria mitragliatrice nera posizionata davanti allo schermo; una volta inserito il gettone, questa cominciava a vibrare all'impazzata, procurando fastidio e dolore alla spalla ad un bambino come me che per raggiungere i comandi era costretto a salire su un seggiolino.
Nell'epoca del poltically correct, del "campo minato" Microsoft che viene addirittura ribattezzato "prato fiorito" per scongiurare ogni riferimento alla guerra, un gioco del genere verrebbe ancora lasciato alla portata dei bambini?


Vai alla seconda puntata


Nino Baldan




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