lunedì 14 settembre 2015

Il Fascismo che non ti aspetti: 5 momenti televisivi


In questo periodo storico, caratterizzato da una profonda crisi economica e dall'emergenza legata ai migranti, nei mass media si sta più che in passato rafforzando l'idea di "antifascismo di Stato". Temendo un qualsiasi tipo di "deriva populista" le istituzioni si stanno dando più che mai da fare per rafforzare i valori della nostra Costituzione, sventolando spauracchi autoritaristi ed evitando accuratamente qualsiasi elemento possa anche solo lontanamente essere ricondotto al ventennio fascista. Ma non è sempre stato così: pur essendo in vigore la Legge Scelba, l'Italiano ha spesso trattato quel particolare periodo della sua storia più con ironia che con radicale snobbismo, non mancando di citarlo  anche in momenti leggeri e triviali, che all'epoca suscitavano un sorriso, ma che ora spingerebbero qualcuno in malafede a strumentalizzare, appiccicando l'etichetta di "sgradito" a chiunque abbia solo osato attingere da una simbologia che rimasta comunque in voga per ben vent'anni della nostra quotidianità.


Sanzionami questo - Pippo Franco (1969)



Il primo esempio lo abbiamo da Pippo Franco, che nel 1969 riesumó nientemeno che il canto goliardico fascista "Sanzionami questo" di Rodolfo De Angelis. Dello stornello mantenenne la bassa ironia, che alludeva al membro maschile, ma la arricchì con un testo diverso, che la rendeva equivoca, soprattutto se accompagnata da una mano indicante il cartello, con l'altra che inevitabilmente si avvicinava alla zona pubica.


Luciano Serra Pilota - Righeira (1983)



Il duo torinese dei Righeira andó oltre, sfornando nel 1985 un brano dedicato nientemeno che all'eroe cinematografico fascista Luciano Serra. La canzone è composta da una strofa retorica ripetuta più volte, e non puó non riportarci al Futurismo la mitragliatrice alla quale è stato addirittura affidato un assolo. Pur constatando la serietà del pezzo, i modi marziali e seriosi del fascismo vengono parodiati in fase video dai due artisti che gesticolano in modo buffo sulle ali di un aeroplano d'epoca.


Sì, la vita è tutta un quiz - Renzo Arbore (1987)



Il programma di Renzo Arbore, seguito di "Quelli della notte", aveva come tema conduttore la parodia dell'intera scena televisiva dell'epoca, tra falsi teleimbonitori, giochi improbabile e altrettanto inesistenti sponsor della trasmissione. La sigla attingeva a piene mani dalle marcette fasciste: sia musicalmente che attraverso citazioni di slogan del Ventennio, come "aspetta e spera" e "vincere e vinceremo". In questo caso l'ironia stava proprio nell'accostare gli spettatori, allegri sudditi dei palinsesti televisivi ottantini, alle "adunate oceaniche" che con la stessa enfasi restavano attaccate alle labbra del Duce e ai dettami del regime.


Le littorine (Odiens, 1988)


Anche la trasmissione Fininvest "Odiens", nata sulla scia del successo di "Drive In", citava il Fascismo, parodiandolo attraverso il corpo di ballo delle Littorine, tra le quali appariva una giovanissima Paola Barale; le ragazze entravano in scena intonando un allusivo "All'armi! All'armi! Siam le littorie dell'italica tivù". 
Stranamente non sono riuscito a trovare sul web alcun video in grado di testimoniare il fenomeno, se non qualche citazione qua e là nelle pagine di Wikipedia.
Ma fu proprio dalle "Littorine" che nacque lo spunto, nel corso dello stesso anno, per le "Veline" di "Striscia la Notizia", anch'esse coniate da un termine fascista, che andava in questo caso ad indicare i fogli delle notizie ufficiale diramate dal Ministero ai vari quotidiani nazionali.


Io ti saluto vado in Abissinia - Antonello Angelillo ('90)



L'ultimo esempio che voglio citare riguarda nient'altro che uno dei più celebri inni colonialisti italiani, secondo solo a "Faccetta Nera": sto parlando di "Io ti saluto vado in Abissinia", brano composto da Pinchi e portato al successo da Crivel, che in questo caso è stato addirittura cantato live in studio su una trasmissione di Raidue, accompagnato dagli applausi del pubblico presente. In questo caso non si è trattato di parodia, ma di un omaggio a tutto un filone della canzone italiana che nei decenni non solo è stato dimenticato, ma anche ostracizzato per via dei suoi contenuti politici.


La mia conclusione è questa: comunismo e fascismo sono ormai retaggi di un secolo ormai passato, e viste le condizioni socio-economiche del mondo, sono qualcosa che, nelle stesse modalità, non potrà più ripetersi. Non credo affatto che eliminando dai mass media la musica, il cinema e l'arte di vent'anni della nostra storia possa servire ad allontanare i giovani da idee reazionarie; anzi, questa forzosa "damnatio memoriae" non può che dare ragione ai complottisti di simpatie destroidi, convinti più che mai di un "disegno superiore" atto a cancellare ogni traccia di un periodo particolare del novecento che altrimenti potrebbe "risvegliare le coscienze".

Il Fascismo, a mio avviso, va studiato, analizzato, citato, e perché no, parodiato, con la sua retorica, le sue opere sociali ma anche i suoi madornali ed imperdonabili errori che hanno portato il Paese verso la Seconda Guerra Mondiale, affinché solo la sua conoscenza ci possa guidare verso il futuro, imparando dall'esperienza e aiutandoci a comportarci in maniera differente per non ripetere, in situazioni simili, gli stessi sbagli.

Nino Baldan

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1 commento:

  1. Veramente un ottimo post, Nino, che è riuscito finalmente a scrollarmi di dosso la pigrizia cronica e a lasciare un commento (en passant, trovo emozionanti tuoi post sui "10 luoghi di Venezia" che spariscono, anche se quei posti io non li ho mai conosciuti).
    Non penso ci sia nulla da aggiungere a quanto hai scritto, segnalo solo a margine che ignoro chi sia Angelillo e che non sapevo che i Righeira avessero fatto quella canzone! Pippo Franco era fenomenale.

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