venerdì 11 settembre 2015

A Sud di nessun Nord (di Gennaro Donnarumma)

Il giovane giornalista campano Gennaro Donnarumma torna queste pagine, da lui scelte per esternare questo suo sfogo a della città di Napoli, martoriata dalla criminalità organizzata e messa troppo spesso in secondo piano dalle istituzioni.
Le sue parole si possono condividere o meno, ma è la prova che all'interno del Blog trovino spazio le opinioni di qualsiasi tipo; l'articolo di Gennaro vuole essere uno spunto alla riflessione, stimolando una sana e costruttiva riflessione sul bene del nostro Paese.
Buona lettura!

immagine da espresso.repubblica.it

“Palermo non mi piace: resto qui perché la voglio cambiare”. Così parlava Paolo Borsellino, forse la vittima più celebre della Mafia, insieme a Giovanni Falcone, quando gli fu chiesto del perché rimanesse a Palermo nonostante il grande rischio che correva. E, difatti, ha pagato con la vita il suo eroismo, il suo amore per una città ed un Paese che invece, oggi come allora, lo ricompensano dando spazio incondizionato ai mandanti di quella carneficina: serie TV, inchieste nei programmi di attualità, addirittura curiosità ed aneddoti.  Ma questa è un’altra storia. Prima di cominciare questa disamina, è doveroso un ringraziamento a Nino, una persona che stimo e apprezzo per quanto costruito su queste pagine, ricche di cose veramente interessanti e meno banali di tante altre che invece qualcuno ci passa per oro colato.

Io mi chiamo Gennaro Donnarumma e con molto orgoglio dico di essere un ragazzo del Sud, come tanti altri: ho i miei sogni, le mie ambizioni e i miei problemi, circondato da tanti limiti e tante risorse, ma cerco di andare avanti. Tiene banco in questi giorni, a Napoli e in tutta Italia, la questione “Genny”, il povero diciassettenne ucciso dalla Camorra a soli 17 anni. A differenza di un ragazzo di Torino, o di uno di Roma, Genny ha anche un’altra colpa: quella di essere nato a Napoli, nel Sud del mondo, dove la tua vita davvero può dipendere dal capriccio di un uomo o di un gruppo di persone. 

Genny Cesarano, il ragazzo ucciso
immagine da campaniasuweb.it

Ma il punto non è questo. O almeno, non oggi. La campagna di diffamazione intrapresa contro Napoli è ricominciata come tanti anni fa. Un grido di sdegno si alza, dai palazzi alle radio ai giornali alle televisioni. Il Sud è sparito, lentamente sta morendo. E qualcuno, chissà, magari è pure contento. Terra bruciata: siamo questo, un turbine di scandali accompagnati da un vortice irrefrenabile di morte, distruzione, corruzione. Ma ne siamo sicuri? No, perché carta canta e i dati sono chiari: fughe di cervelli, crollo dell’economia e della produzione, degrado e chi più ne ha più ne metta. 

Invece NO! Siamo qua, molti di noi. Persone vive e vegete, attive e parte integrante di una società in continuo movimento coi suoi pregi e i suoi difetti. Personaggi di una realtà bella e terribile, piena di vita, vogliosa di emergere sempre più. Il Sud esiste ed esisterà, amici. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, in una recente intervista a Sky TG 24 ha commentato le ultime notizie che vengono diffuse su Napoli e su tutto il Sud. Mi sento di appoggiarlo in pieno in tutta la sua disamina: abbiamo voglia di riscatto, elemento che ci fa andare avanti nonostante una crisi che non abbiamo provocato noi, nonostante la disoccupazione e i tagli all’istruzione e alle infrastrutture e alla sicurezza. Siamo parte attiva ed integrante della Storia con la S maiuscola: siamo serviti nel 1861 quando le casse del Regno di Italia acquisirono l’oro del Regno delle Due Sicilie, siamo serviti negli anni ’40 quando per primi, a Napoli, scacciammo l’ombra del nazi-fascismo. Siamo ancora il paese del sole e del mare, dell’arte e della bellezza, del disordine e della confusione che colorano un po’ di più la monotonia che altrimenti ci avrebbe invasi già da tempo. Non abbiamo il grigio di quei paesaggi tristi e scuri, ad essi preferiamo il sole o il caffè in piazza o le lunghe passeggiate in riva al mare. Accogliamo gli immigrati come nostri fratelli, nelle chiese e nelle comunità : imparano prima il dialetto, poi l’italiano. E no, non tutti poi finiscono a spacciare o a rapinare, molti diventano parte di quella che definisco senza troppi problemi “gente onesta” Perché il senso della nostra terra è questo, il messaggio è chiaro: siamo tutti uguali, l’integrazione è nel nostro sangue, anche l’onestà, al diavolo i luoghi comuni.  La Camorra vogliamo combatterla, tutti insieme. Ma senza il finanziamento dello Stato, come ci riusciremo? Senza l’aiuto di chi ci governa, questo riscatto, come avverrà? La risposta è semplice: non ci sarà perché in Italia non è morto il SUD ma prima il NORD: combattiamo le Mafie tutti i giorni, non ci lamentiamo e non elemosiniamo la pietà di nessuno. Una cosa abbiamo e in qualche modo cercano anche di togliercela: la speranza.

immagine da rainews.it

Ma a noi del Sud le cose brutte piacciono, perché è una doppia soddisfazione provare a cambiarle. Il Sud esiste e serve all’Italia: prima o poi il riscatto partirà. A Sud di nessun Nord. Al posto di parlare dalle tastiere e sui giornali, applicate la Costituzione. Basta Leopolde e riforme da quarto mondo. Verba, non Facta! Noi, ogni giorno, lo facciamo già.

Gennaro Donnarumma

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