sabato 18 luglio 2015

10 attività veneziane scomparse (sesta puntata)

La prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta puntata del mio viaggio alla riscoperta delle attività veneziane scomparse ricoprono le prime 5 posizioni della classifica dei post più visti di sempre, con una media di 1.100 visitatori ciascuna.
Qualcuno, afflitto dai ricordi di una Venezia che non c'è più, mi ha pregato di fermarmi: 50 negozi storici che hanno definitivamente abbassato le serrande sono già sufficienti per gettare nello sconforto chiunque in Laguna ci vive o ci ha vissuto, e che camminando per calli e campielli è ormai incapace di trovare punti di riferimento legati alla sua infanzia e giovinezza. Ma il mio viaggio continua: non è mia intenzione far scendere lacrime ma far rivivere i fantastici ricordi dei lettori, che a loro volta condivideranno memorie ed esperienze di una Venezia che non dimenticheremo mai.

immagine da panoramio.org

51) Latteria PLIP
Salizada San Canciano


Ritorniamo per un attimo alla "mia" Salizada San Canciano, una delle zone che più di tutte ha subito un repentino cambio di natura delle sue numerose attività: una delle botteghe scomparse che maggiormente ricordo era la Latteria Plip, chiamata spesso più semplicemente "el latariól" o "queo del late"; già il fatto che sorgesse a fianco di Baretton la diceva lunga su quanta richiesta di alimentari ci fosse nell'area. Bottega spoglia, senza nulla a parte un bancone dedicato ai formaggi e un frighetto posizionato a sinistra contenente i cartoni del latte fresco, era spesso preferita dai miei genitori per la velocità del servizio. Spesso mia mamma mi mandava proprio lì a prendere il latte, o le mozzarelle ("i bocconcini") con le quali preparavamo insieme le pizze, operazione alla quale non volevo partecipare se prima non mi avesse confezionato un cappello da chef con i fogli di carta da fotocopie. Attualmente l'ex-latteria ospita un negozio di pelletteria a gestione cinese.


52) Sala Giochi
Ponte Santi Apostoli


Durante la mia infanzia, le sale giochi non assomigliavano manco lontanamente a quelle odierne: al posto di slot e videopoker erano presenti decine di cabinati ai quali si giocava per il puro intrattenimento elettronico, senza scommesse, senza premi in denaro. Ma nonostante questo, i locali del genere mi furono sempre indicati come "luoghi della perdizione", a frequentazione prevalentemente delinquenziale, e la sala giochi ai piedi del ponte di Santi Apostoli non faceva eccezione: non mi fu mai permesso di entrare, nonostante ad ogni passaggio avessi buttato sempre lo sguardo all'interno, alla ricerca di dettagli, di particolari sui quali avrei fantasticato per un'intera notte. All'esterno c'erano i "teppisti", intenti a fumare la sigaretta, con i quali a causa delle infinite raccomandazioni di mamma e nonna avevo paura anche di incrociare lo sguardo, ma che molto probabilmente erano soltanto dei poveri cristi che avevano appena terminato una partita di biliardo.
Al posto della sala giochi è ora presente un centro-scommesse con slot machine.


53) Cinema Centrale
Frezzeria/San Fantin


A due passi dalla Fenice (i letterali "un ponte e na cae"), esisteva una sala cinematografica, che aveva spesso in programmazione pellicole per famiglie ma soprattutto il film di animazione Disney dell'anno. Fu qui che nel 1990 vidi per la prima volta "Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta", lo spin-off da sala della serie televisiva "Ducktales"; ad accompagnarmi c'era mia nonna materna. Della struttura non ho grandi ricordi, se non quello dell'ingresso e delle locandine poste all'esterno. Attualmente il cinema è stato riconvertito in un ristorante che porta lo stesso nome. 


54) Libreria Marco Polo
Salizada San Lio

immagine da bookstoreguide.org

Secondo punto vendita del bookstore presente nei pressi del Teatro Malibran (sorto nei locali precedentemente occupati da Vanessa), la Libreria Marco Polo di San Lio era rimasta una delle poche attività non-turistiche dell'intera salizada, che già da anni aveva visto le botteghe storiche abbassare le serrande una dopo l'altra. Una cosa che ricordo con piacere era la presenza di libri storici, come una "guida dell'Africa Orientale Italiana" risalente ancora agli anni 30 e che narrava strutture ricettive, ristoranti e luoghi da visitare all'interno delle ex-colonie italiane. Un libro che sfogliavo ogni volta che passavo di là, ma che non so perchè mi lasciai scappare. Ad un certo punto però, schiacciata dai costi di gestione, la Libreria Marco Polo chiuse. Al suo posto ora sorge un negozio di pelletteria cinese.



55) Cabine telefoniche
Campo San Bortolomio


In Campo San Bortolomio, fino alla metà degli anni '90, era presente un punto telefonico diverso dagli altri, che al suo interno ospitava delle vere e proprie cabine chiuse, e uno sportello dove poter richiedere servizi. Dietro il vetro era sempre presente un signore occhialuto dal forte accento meridionale, dal quale io e i miei compagni di classe ci recavamo quotidianamente per chiedere se avesse per caso rinvenuto qualche scheda telefonica esaurita da regalarci; spesso i nostri desideri venivano esauditi quando interi pacchi di carte ci venivano consegnati avvolti da un elastico, ma quando gli impegni lavorativi della SIP non gli consentivano di seguirci, venivamo in maniera burbera subito allontanati. Dopo la sua chiusura, il posto rimase completamente abbandonato per due interi decenni; ora è in restauro e dovrebbe far parte del nuovo complesso commerciale del Fontego dei Tedeschi.


56) Wonderland
Calle dei Boteri


Un'altra videoteca con tanto di distributore di vhs che si affacciava nella calle; un'ampia sezione di prodotti era dedicata ai film di animazione giapponese, ma in vetrina trovavano posto anche numerosi videogiochi per diverse piattaforme. Wonderland di Calle dei Boteri era inoltre l'unico luogo della città dove le cartucce del Game Boy venivano dati a noleggio per una piccola cifra giornaliera, e fu qui che ricordo di aver portato a casa un gioco di Dragon Ball completamente in giapponese, e di averlo restituito nel giro di qualche ora, ma anche un titolo di calcio dedicato al campionato nipponico (erano i tempi di Totò Schillaci nello Jubilo Iwata), che invece decisi di acquistare. Ricordo con tristezza il momento in cui vidi la vetrina progressivamente svuotarsi in vista dell'imminente chiusura; il negozio ora ospita una rivendita di ghiaccioli.


57) Kele e Teo
Ponte dei Bareteri


Ogni volta che in città si fosse svolto un evento musicale o sportivo, i suoi biglietti venivano immancabilmente messi in vendita all'interno di questa agenzia di viaggi situata sulla sommità del Ponte dei Bareteri, che presentava una lunga vetrina sulla quale capeggiavano offerte verso tutte le località del mondo. Nell'ultimo periodo venne trasferita in una sede più piccola a Rialto, a pochi passi dal Graspi de Ua, per poi abbassare definitivamente le saracinesche. Sul ponte dei Bareteri è ora presente la succursale di una grande catena di abbigliamento.


58) Cinema Accademia

immagine da google street view

Un cinema che tutti consideravamo infinitamente minore rispetto al Ritz e al Centrale, e che al suo interno spesso venivano proiettate pellicole d'autore che raccoglievano qualche manciata di appassionati, e che di certo non stuzzicavano la fantasia di noi ragazzini. L'unico film che ricordo di aver visto all'Accademia fu nel 1995 "Io no spik inglish" con Paolo Villaggio, assieme ad un mio compagno di classe. Nella mia memoria rimane l'immagine di una sala molto agée, con poltroncine vecchie e che odoravano di muffa; anche la cosiddetta hall d'ingresso presentava un look vetusto e sorpassato, e la mia impressione fu quella di esser tornato indietro nel tempo di almeno due decenni. Al posto del cinema oggi non c'è assolutamente nulla, con una saracinesca arrugginita e ricoperta di graffiti.


59) Panificio
Calle de la Madoneta - San Polo


Nel corso delle mie passeggiate in compagnia di papà, non era raro che finissimo in questo enorme panificio per comprare il pane. Sempre affollatissima, quest'attività occupava tutte le vetrine dell'isolato fino al Ponte della Madoneta, l'ultima delle quali esponeva enormi teglie di focacce e pizze al taglio alte almeno due dita, e che in almeno qualche occasione mi hanno ingolosito a punto da fare i capricci finchè non me ne fosse preso un pezzo. La clientela era così numerosa ed affezionata che il panificio poteva addirittura permettersi di chiudere per ferie durante il periodo estivo. Dopo la sua chiusura, il negozio è stato diviso in tre: grembiuli, kebab e vestiti.


60) Scuola Elementare delle Imeldine
Campo San Canciano


Concludo la carrellata odierna con uno dei luoghi che più di ogni altro ha caratterizzato la mia infanzia: sto parlando della scuola elementare delle Suore Imeldine, che fino ad inizio millennio ha allietato la vita sociale dell'intera zona di San Canciano. La struttura trovava posto all'interno di un condominio: appena varcato il portone d'ingresso era presente un piccola corte, con dei pionieristici bidoni gialli per la raccolta della carta, nei quali spesso frugavamo rinvenendo talvolta qualche settimanale che sfogliamavo alla ricerca delle "donne nude". A destra, sopra un paio di scalini, si accedeva alla classe quarta e quinta, mentre a sinistra c'era un piccolo androne che utilizzavamo per fare ricreazione e giocare a calcio con una palla di spugna, e che per un periodo avevamo anche usato come palestra di ginnastica, quando a farci lezione era una signora di nome Elena, che ricordo come molto attempata anche se magari avrà avuto trentacinque anni; sopra una rampa di scalini c'era la classe terza, mentre percorrendo uno scalone edi accedeva al primo piano, con un secondo androne e le classi prima e seconda. C'era una sorta di sgabuzzino dove la signora Anna, la bidella, utilizzava una piastra elettrica per bollire il caffè per le maestre, e il profumo proveniente dalla moka pervadeva tutte le aule. Come ogni altro pezzo del mio passato ho sempre considerato quella scuola come qualcosa di eterno ed impertituro, ma ad un certo punto sui quotidiani apparve la notizia che dall'anno successivo non si sarebbe più formata la prima classe; fu così che anno dopo anno il Campo San Canciano si svuotó di vita, di bambini e di genitori, e con esso tutta l'intera area.



2 commenti:

  1. la Libreria Marco Polo chiuse?!! Che peccato. Ci ho comprato una copia di Novecento lo scorso maggio. Mi è piaciuto molto. Speravo di tornarci a dire al proprietario così l'anno prossimo.

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    1. Purtroppo sì! Ma rimane aperto il suo altro punto vendita nei pressi del Teatro Malibran, dove un tempo sorgeva Vanessa

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