sabato 4 luglio 2015

10 attività veneziane scomparse (quarta puntata)

La prima, la seconda e la terza puntata della rubrica hanno raccolto complessivamente 3.420 visualizzazioni, una media di 1.140 visite a post; ciò ha permesso a "10 attività veneziane scomparse" di ritagliarsi il ruolo di rubrica fissa del sabato.
Grazie all'ormai consueta carrellata settimanale, i Veneziani hanno potuto immergersi nei loro ricordi, riportando alla luce momenti indimenticabili del loro passato attraverso la riscoperta di negozi che facevano parte della normale vita quotidiana e dei quali, oggi, ci resta soltanto la memoria. Siete pronti per le 10 botteghe di oggi?

immagine da renbri.blogspot.com

31) Libreria Tarantola
Campo San Luca


La prima attività scomparsa che andrò oggi ad analizzare è la piccola libreria "Tarantola", un tempo situata in Campo San Luca, poco distante dall'ex-Standa (attualmente H&M), e alla quale ho dedicato anche la foto di copertina.
Ricordo un bancone centrale dov'erano in esposizione tutti gli ultimi successi, mentre le pareti ospitavano scaffali con i libri più classici; spesso entravo senza comprare niente, ma semplicemente per curiosare, per ingannare il tempo mentre attendevo che un mio compagno di scuola ritardatario mi raggiungesse per la quotidiana ricerca di schede telefoniche. E senza cellulari per contattarci, non rimaneva altro da fare che aspettare, inebriato da quel profumo di carta stampata che permeava la libreria.
Dopo una trasformazione in bazar di souvenir, in bottega d'artigianato turistico e di vestiti per bambini, i locali ora ospitano un negozio di abbigliamento, che pur avendo coperto la vecchia insegna non ha nascosto la storica colonna, presente all'interno, ad indicare il preciso centro geografico di Venezia.


32) Calle dei Marmisti
Santa Maria dei Miracoli


Più che di un'attività, qui si parla di un'intera calle di botteghe artigiane, che nel giro di pochi anni hanno una dopo l'altra abbassato definitivamente le serrande. Frequentando la scuola materna delle Imeldine nel Campiello del Miracoli, la calle dei marmisti l'attraversavo giornalmente; il rumore assordante degli strumenti utilizzati diventava quasi piacevole se accompagnato da una sbirciata attraverso le grate, dove interi lastroni di marmo venivano tagliati e levigati da operai attenti ed indaffarati. Erano inoltre presenti numerosi felini, che entravano ed uscivano dalle botteghe non disdegnando di ricevere una carezza da ogni bambino di passaggio: da piccolo ero convinto che i Gatti di Vicolo Miracoli, dei quali ogni tanto mio padre parlava, si fossero ispirati a loro. Beata ignoranza.

Salerno, Calà, Smaila e Oppini, i Gatti di Vicolo Miracoli
immagine da rainews.com

La calle dei marmisti era un pezzo di città che credevo eterno, immutabile e che invece anno dopo anno si è trasformato in un vicolo deserto, silenzioso e malinconico, come d'altronde tutte le zone non direttamente toccate dai principali flussi turistici.


33) Domus
Ponte del Lovo


Un affascinante negozio a due piani che, come dice lo stesso nome, offriva ogni tipologia di articolo per la casa; al livello superiore erano esposti piatti, vasi, tovaglie ma soprattutto si poteva partecipare alle varie "liste nozze" indette dai vari sposini della città. Un mio ricordo relativo alla Domus riguarda un bellissimo vaso decorato con motivi floreali, acquistato là, che mia madre utilizzava per contenere lo zucchero. Un giorno si ruppe mentre lo tenevo tra le mani; avrò toccato il punto esatto di rottura, chi lo sa. Corsi al negozio e cercai di acquistarne uno uguale affinché nessuno se ne accorgesse, ma scoprii con grande rammarico che la serie non fosse più in produzione. Ripiegai così su uno simile ma più piccolo: mia madre ovviamente si accorse della sostituzione, e andò su tutte le furie.
Metà dell'attività ora ospita la cartoleria Testolini, mentre le vetrine sul ponte sono chiuse in attesa di ristrutturazione; la Domus è stata rilevata dai suoi dipendenti ed ora sorge nella calletta di campo Manin, dove occupa parte dell'edificio che un tempo ospitava Pierobon.


34) Disco In
Campo Santa Maria Formosa


Come il vicino Parole e Musica, anche questo negozio allietava non poco i miei pomeriggi con gli amici; ogni volta che passavo di là mi ritrovavo al suo interno a sfogliare pile di cd alla ricerca di compilation anni '80, o in generale per fantasticare tra vinili metal con copertine dall'affascinante aspetto gotico e vecchie raccolte di cantanti italiani, che solo lontanamente avevo sentito nominare, forse dalla nonna, forse dalla zia. Ad un certo punto, probabilmente intimorito dalla prima ondata di mp3 scaricabili su Napster, il gestore decise di punto in bianco di virare a 180° convertendosi al Murano glass, ma nel pieno avanzare di souvenir low cost, neppure questa scelta si riveló azzeccata, e l'attività abbassò definitivamente le saracinesche.
Attualmente è presente un bazar di memorabilia gestito da cinesi.


35) Acquario
Calle degli Albanesi


Un luogo magico, con la scritta "AQUARIUM" collocata all'esterno, nel quale venni portato almeno due volte. L'ambiente lo ricordo angusto, buio, con vasche di vetro collocate sulle pareti, al cui interno nuotava qualunque tipo di pesce; all'interno della struttura si respirava un fortissimo odore di salsedine, che faceva viaggiare la mente di ogni bambino verso luoghi lontani e misteriosi. E alla fine del tour, era presente una stanza più ampia, con al centro una grande vasca, bassa, con qualcosa che ci sguazzava dentro: uno squalo? un pescecane? Purtroppo l'acqua era così mossa, e io ero così piccolo, che non riuscii mai a capirlo. L'acquario venne chiuso, e da qualche anno è presente una trattoria gestita dalla Curia.


36) Vanessa
San Giovanni Grisostomo


A pochi passi dalla casa dei miei nonni paterni esisteva un simpatico negozietto di articoli da regalo, caratterizzato da un ampio assortimento di biglietti di auguri, articoli goliardici inneggianti alla sessualità, che più di qualche volta mi hanno lasciato con interrogativi ai quali nessun sito internet, all'epoca, poté dare una risposta. Il proprietario gestiva anche l'emittente Radio Vanessa. In Calle degli Stagneri era presente un'attività molto simile, universalmente indicata con lo stesso nome, anche se non so se di preciso facesse parte della stessa "catena".
Al posto di Vanessa ora sorge una piccola libreria.


37) Pagnacco
Mercerie dell'Orologio


Da Pagnacco erano in vendita bicchieri, calici, tazzine e piatti di ogni fattezza, ma ad attirare lo sguardo dei passanti erano le minuscole figure in vetro realizzate a lume: dagli insetti con zampette (talmente fine da suscitare domande su come fossero state realizzate) ad un'intera orchestra settecentesca sistemata su uno speciale anfiteatro realizzato per l'occasione, con tanto di piccola pedana girevole sulla quale volteggiava una ballerina. Non mancavano allestimenti natalizi con renne, babbi natale, accompagnati da batuffoli di cotone idrofilo per simulare la neve e uno specchio per rappresentare un laghetto gelato.
In questo negozio lavorò mia madre, che in gioventù ebbe l'onore di servire Claudia Mori, consorte di Adriano Celentano, che proprio da Pagnacco scelse le decorazioni di casa.
Da pochi giorni le serrande della storica attività hanno riaperto, ma le vetrine, come si vede dalla foto, espongono tutt'altra merceologia.


38) Queo dee tende
Salizada San Canciano


Nella zona di San Canciano esisteva, fino ad un paio di anni fa, un'attività di tendaggi divisa in due botteghe che sorgevano una di fronte all'altra. Il gestore, un signore con gli occhiali, aveva sfruttato la particolare "veranda" appendendo sulle colonne ogni tipo di strofinaccio (o canevassa) recante decorazioni, cartine geografiche o disegni; spesso si trovava nello spazio tra i due negozi, in piedi, ad attendere i clienti.
La prima ad abbassare le serrande fu la parte di fronte, che divenne negozio di scarpe per bambini (attualmente bar); chiuse poi definitivamente anche alla bottega con "veranda", che ora ospita una pelletteria a gestione cinese.


39) SUVE
Salizada San Lio


A detta di molti, la SUVE fu il primo supermercato veneziano; la prima attività ad andare oltre al concetto di "biavarol", permettendo al cliente di servirsi da solo lungo le corsie, riporre gli articoli in un carrello e recarsi personalmente alla cassa. L'atmosfera era piuttosto retrò, con lunghi neon fissati al soffitto e scaffali che probabilmente risalivano ancora al periodo d'apertura, sui quali troneggiava poca merce scarsamente assortita. Anche le tipologie di frutta e verdura non erano così numerose, ed era lo stesso cassiere, al momento del pagamento, ad occuparsi di pesare i sacchettini. Sul lato opposto all'entrata, si ergeva un lungo bancone dedicato a formaggi ed affettati: mi raccontava mia zia che ogni tanto a servire c'era una signora scontrosa ed impaziente, la cui sola presenza bastava a spingere alcuni clienti a dire "ah no, torno questo pomeriggio". La carta utilizzata per avvolgere gli alimentari recava una scritta indimenticabile, che all'esterno di ogni pacchetto era presente sul tavolo ad ogni pasto a casa dei nonni: "sono solo io a San Lio", tant'è che mio nonno la canticchiava sulle note di una canzone dal telefilm di Licia con Cristina D'Avena del quale, lo confesso, ero un appassionato spettatore.


Bee Hive - Sono solo io (1987)

La SUVE ora non esiste più, ma i suoi locali sono stati acquisiti dalla Coop, e adeguatamente rimodernati, continuano a fungere da supermercato. Uno dei cassieri "storici", il signore con i capelli brizzolati, è stato integrato nel nuovo staff, e con la sua sola presenza continua, ogni volta che mi reco lì a fare la spesa, a rinfrescare i miei magici ricordi d'infanzia.


40) Cartoleria
Ponte Van Axel - Santa marina


Per un breve periodo della mia fanciullezza ho sognato di fare il fumettista: mi ero riempito la scrivania di matite, pastelli ma soprattutto tratto-pen, con i quali ripassavo i miei rudimentali disegni toccandoli ancor prima che l'inchiostro si fosse asciugato, rovinandoli. Ma non tutto era perduto: tentavo di rimediare utilizzando il bianchetto, oppure quelle cartine bianche decalcabili che si usavano con la macchina da scrivere.
Era proprio nella cartoleria del Ponte Van Axel che mi rifornivo, spendendo svariate carte da mille per acquistare tutti gli strumenti del mestiere: il bancone era posizionato di fronte all'ingresso nella calle, e sulla sua sommità erano presenti pennarelli di ogni forma e dimensione, tant'è che, a forza di tentativi, ero anche riuscito a trovarne uno che si asciugasse subito.
Al posto dell'attività scomparsa ora trova posto una vetrina espositiva del vicino negozio di abbigliamento nautico.

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