mercoledì 17 giugno 2015

"Jocks", il film Italo Disco con Tom Hooker

Approfittando di un paio di ore libere durante le quali, per via del caldo e della stanchezza accumulata negli ultimi giorni, non disponevo delle forze necessarie per alzarmi dal divano, mi sono cimentato nella visione di "Jocks - Angeli in discoteca", pellicola datata 1984 e ambientata nel mondo della Italo Disco, com Tom Hooker e Russel Russel come protagonisti. A dir la verità, dell'esistenza del film ero al corrente da anni, avendone più volte letto il titolo sul web, ma lo immaginavo smarrito in qualche polveroso magazzino di una casa cinematografica chiusa da un paio di decenni, qualcosa che nel corso della mia vita non avrei mai davvero avuto occasione di visionare.
E invece eccolo lì, "Jocks", sulla barra dei video consigliati del mio televisore.


Per risalire all'origine di questo film, mi sono appellato direttamente ad uno dei interpreti principali, l'amico Tom Hooker, che mi ha svelato l'arcano. Galli e Bevitori, proprietari della discoteca "Altromondo Studios" di Rimini, ebbero l'idea di realizzare una pellicola promozionale, che venne affidata al produttore Pino Buricchi. All'epoca nel locale si esibivano i The Creatures, in una sorta di opera-dance che comportava il massiccio utilizzo di laser, fumogeni, costumi spaziali e scenografie futuristiche richiamanti le astronavi, e l'intento era proprio quello di pubblicizzare questo tipo di spettacoli. Il gruppo era sotto contratto con l'etichetta Full Time, che all'epoca annoverava artisti come Kano e lo stesso Tom Hooker, che venne semplicemente reclutato con la domanda "vuoi fare un film?". Il regista era Riccardo Sesani, romagnolo all'epoca residente a Roma.

L'altro protagonista, Russel Russel, era un ballerino/coreografo/cantante newyorchese, conosciuto in Italia per sigle come questa, datata 1981.


La storia narra di due nemici-amici, Hi-Fi (Hooker) e DJ (Russel), intenti in quel di Rimini a realizzare un'opera-dance che cambierá la loro vita personale e professionale. A parte la pessima qualità audio-video del file nel quale mi sono imbattuto, a saltare subito all'orecchio è come la pellicola sia stata interamente ridoppiata, annullando l'accento statunitense dei due protagonisti e facendoli apparire italianissimi; l'effetto (voluto) è quello di avvicinare il prodotto ad un b-movie americano, adattato per il nostro paese secondo le regole dell'epoca.

Un giovanissimo Tom Hooker in una scena del film

La narrazione è piuttosto semplice, banale, un mero pretesto per promuovere l'Altromondo Studios e la colonna sonora composta quasi interamente dai The Creatures, i cui pezzi "Starting from here", "Maybe one day" e "Belive in yourself" si ripetono all'infinito accompagnando scene di danza, drammatiche, romantiche, d'azione, le numerose scazzottate tra i due protagonisti, ma anche segmenti che originariamente avrebbero dovuto essere parlati, relegandoli così ad un mero ruolo di "sottofondo visivo".
Alla fine del film l'opera-dance ce la dobbiamo vedere per intero, in venti minuti di improbabili robot, fumogeni e travestimenti spaziali dall'aria genuinamente kitsch che si aggirano sul palco, al suono, indovinate un po', dei brani dei The Creatures.


Ma nonostante tutto, "Jocks" vale la pena vederlo: è un documento storico, un vero e proprio spaccato di un'Italia che non c'è più. Tra raduni giovanili in sale giochi, fast food e discoteche, osserviamo persone ottimiste, sorridenti, fiduciose del proprio futuro, in un Paese in pieno boom economico, culturalmente inserito nel blocco Occidentale e caratterizzato da una Lira debole che beneficiava gli export, che dava lavoro a tutti, ma che la "musica straniera" se la produceva in casa.
Un'Italia dove anche i proprietari di una discoteca potevano cimentarsi nella realizzazione di  un film.



Oggi nei locali non vanno più in scena opere-dance, e nemmeno la musica ricopre più il suo ruolo di protagonista: tutto è limitato ad un'occasione per sballarsi e dare sfogo al proprio esibizionismo; qualcuno chiama gli anni '80 "il decennio di plastica", senza valori se non quelli dettati dalle mode e dal consumismo, ma chi l'ha vissuto sulla sua pelle continuerà sempre guardare il periodo con nostalgia nei confronti di una spensieratezza e di una semplicità che oggi non esistono più.

Nino Baldan

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