sabato 20 giugno 2015

10 attività veneziane scomparse (seconda puntata)

Dopo il grande successo della prima puntata, ecco a grande richiesta la seconda carrellata delle attività scomparse di Venezia. Anche in quest'occasione avremo modo di riflettere come il tessuto sociale della nostra città, negli ultimi vent'anni, sia inesorabilmente cambiato, andando a ripescare grandi magazzini, biavaroli, cartolerie e negozi di vicinato che ormai vivono soltanto nella nostra memoria.

immagine da soholmweb.com


11) Pierobon
Campo Manin


Per gli allora numerosi bambini presenti in città, Pierobon era un piccolo paradiso. Il piano terra era adibito a cartoleria, con un lungo bancone disposto perpendicolarmente all'ingresso, dove nei primi mesi dell'anno veniva esposto ogni tipo di scherzo di carnevale: dalla cacche finte alle gomme da masticare con lo scatto, dalle caramelle ai gusti terribili alle fiale puzzolenti (che ai tempi delle medie mi costarono una sospensione per il solo fatto di averle portate a scuola). All'interno dell'attività lavoravano numerose commesse che aiutavano il cliente alla ricerca di un particolare tipo quaderno o quadernone.
Ma la vera manna si trovava al piano superiore: salendo una scala a chiocciola adagiata ad una parete ricoperta di poster Nintendo era possibile accedere ad un reparto interamente dedicato ai giocattoli, dove ogni bambino si trovava catapultato in un mondo fatato fatto di bambole, peluche, giocattoli tratti da ogni serie televisiva dell'epoca, ma anche un'intera parete dedicata ai giochi da tavolo.
Erano presenti numerosi oggetti "vintage", come le squadre dei Subbuteo di qualche decennio prima e una console Intellivision ancora in vendita a 499 mila lire; dietro ad un piccolo bancone erano disposti i videogiochi, da scegliere affidandosi alla pazienza della commessa di turno che, al massimo, mostrava "il retro della scatola".
La mia ultima visita a Pierobon risale ai tempi della scuola superiore, quando mi ci recai per chiedere un contributo per il giornalino della scuola. Volli innanzitutto fare un giro, per riassaporare le sensazioni della mia infanzia; notai però come l'atmosfera fosse notevolmente cambiata, il personale dimezzato. Provai a salire al piano superiore, ed un uomo, probabilmente il titolare, mi chiese di aspettare poiché non avrei trovato nessuno.  Salimmo insieme: mi accorsi come i giocattoli non fossero più stati rinnovati; l'Intellivision era ancora là, con il suo cartellino ormai ingiallito che recava ancora il prezzo di 499 mila lire. Spiegai chi fossi, e quale fosse il motivo della mia visita, lui scosse la testa amareggiato e mi confidò quello che ormai avevo già intuito: Pierobon era prossimo alla chiusura.
Al suo posto ora sorge una banca.


12) Uba Uba
Salizada San Lio

immagine da google street view

Fino alla dine degli anni '90, a San Lio era presente la grande filiale veneziana della catena di abbigliamento low-cost. Ai tempi della mia infanzia e della prima adolescenza, "Uba Uba" aveva assunto per antonomasia il significato di "vestiti brutti": un'interpretazione in voga soprattutto tra i miei compagni più abbienti, che per rinfacciare elevato tenore di vita dei genitori si permettevano di criticare chi non indossasse i loro stessi abiti. Ricordo i manichini, la grande quantità di persone al suo interno, e poco altro.
Attualmente il grande magazzino è stato smembrato in tre unità distinte: un ristorante gestito da cinesi, un negozio di calzature ed il laboratorio di un fotografo.


13) Toni luganeghèr
Salizada San Canciano

immagine da google street view

Frequentando la vicina scuola elementare delle Imeldine, non era raro che la mattina comperassi un francesino presso il vicino Panificio Crosera (tuttora esistente), me lo facessi tagliare a metà e lo portassi per la farcitura da Toni, simpatico vecchietto che in piena Salizada gestiva l'attività di salumiere, o meglio, di luganeghèr.
La bottega era buia, nel perfetto stile dei biavaroli veneziani; al suo interno si respirava un profumo di insaccati che ultimamente mi è capitato di riassaporare solo nell'alimentari di Santa Maria Mater Domini. A volte chiedevo il crudo (anzi, il "muscoletto"), altre il praga, altre ancora il salame ungherese.
Al suo posto - fortunatamente - non ha aperto un negozio di chincaglierie bensì un fruttivendolo.


14) Linetti
Mercerie


Quando le Mercerie erano ancora a misura di Veneziano, non poteva ovviemente mancare un negozio di giocattoli: si trattava di Linetti, successivamente ribattezzato "Miki giocattoli" (almeno così riportava la loro carta da regalo); uno sguardo alle sue vetrine era ormai parte integrante delle mie lunghe passeggiate in compagni dei nonni.
Non so per quale motivo, ma era proprio lì che immaginavo ambientarsi la canzone "Profumi e balocchi". Mio padre mi raccontò che durante il periodo natalizio fossero soliti esporre una pista di macchinine con i telecomandi che fuoriuscivano in strada, per allietare i piccoli piloti di passaggio.
Il mio ricordo più vivo di quel negozio risale alle cartucce per Game Boy esposte in vetrina, delle quali mi feci regalare "Adventure Island" (una riedizione di "Wonder Boy").
Dopo la chiusura, l'attività si tramutò in un'agenzia di cambio.
Ora vendono maschere per turisti.


15) Queo dei colori
Salizada San Canciano


Ritorniamo alla zona di San Canciano (dove sono cresciuto), che all'epoca della mia infanzia poteva sopperire a qualsiasi tipo di bisogno dei suoi abitanti: oltre alle numerose altre attività oggi scomparse, era infatti presente una ferramenta specializzata in articoli per la pulizia e soprattutto vernici, che le valsero all'interno della mi famiglia il soprannome di "queo dei colori". Si trattava di un negozio buio, d'altri tempi, al cui interno era presente un gentile signore con sempre addosso una "traversa" blu da meccanico; era lì che mio padre, spesso in vena di restauri e tinteggiature, si riforniva.
Al suo posto ora c'è un bazar di souvenir gestito da cinesi. 


16) Standa di San Felice

immagine da ogvenice.com

Fino agli anni '90, nei pressi del Rio di Noale era presente la Standa, grande magazzino che le nonne, ancora avvezze alla denominazione pre-mussoliniana di "Magazzini Standard", amavano definire "Stànder". L'attività era divisa in due piani: al piano terra il supermercato con i generi alimentari e una parte dell'abbigliamento, al piano superiore il resto dei vestiti, dove si respirava un'atmosfera non dissimile a quella presente all'Oviesse del Lido: espositori, manichini e tipologia merceologica era praticamente la stessa. Mia madre conserva ancora una vecchia foto raffigurante un simpatico Babbo Natale in visita alla filiale di San Felice, giunto per allietare i numerosi bambini della zona.
I locali adibiti a supermercato sono passati alla gestione Billa prima e Conad poi, mentre il reparto abbigliamento (con annesso piano superiore) è stato trasformato nel ristorante a tema Old Wild West.


17) Discoteca Casanova
Lista di Spagna

immagine da 2spaghi.it

A pochi passi dalla Stazione di Santa Lucia sorgeva una delle rarissime discoteche del Centro Storico, intitolata a Casanova. All'epoca delle superiori avevo cominciato a frequentare una compagnia di ragazzi di San Giobbe, i quali nei loro discorsi continuavano a citarla come sinonimo di divertimento, di conquiste amorose e di trasgressione. Non ci avevo mai messo piede, intimorito in qualche modo dalle assillanti raccomandazioni di mamma e papà; finché una sera, invitato ad una festa, feci per la prima volta capolino al suo interno. Ricordo uno stanzone con tanto di divanetti, i bagni situati a sinistra. Non ci stetti troppo: due delle ragazze che erano entrate tra noi iniziarono una furiosa litigata proprio davanti alle toilette, costringendo metà del gruppo (tra cui il sottoscritto) ad uscire all'esterno per andare a recuperare una delle due che se ne stava bellamente tornando a casa.
Il locale è ora occupato da una filiale della catena di pizzerie "Ae Oche".


18) Cartoleria
Inizio Strada Nuova

immagine da google street view

Non era propriamente un negozio di giocattoli, ma in questa bottega ricordo di aver comprato una grande quantità di pupazzini: dagli "eroi del wrestling" (le cui confezioni erano appese all'esterno con una molletta) ai "Kombattini", che la titolare ebbe la geniale idea di tirar fuori dalle buste e vendere singolarmente, permettendo ad ogni bambino di scegliere i soggetti mancanti alla propria collezione. Durante l'estate la porta era letteralmente circondata da giochi da spiaggia, come palloni, pistole ad acqua e Super Liquidator, con un tavolino esterno sul quale erano esposte biglie di ogni tipo.
Finché un bel giorno passai di lì e notai, con estremo rammarico, la presenza della scritta "cessata attività per SFRATTO", posta evidentemente per dissociarsi in modo deciso dalle scelte della proprietà del fondo. Al posto della cartoleria ora è presente un negozio di calzature.


19) Caputo
Mercerie

immagine da google street view

Un punto fermo per i cultori della musica, Caputo aveva il suo punto vendita nel pieno delle Mercerie: ricordo scaffali pieni di dischi di vinile, che i clienti "sfogliavano" alla ricerca dell'ultimo successo, con tanto di cuffie presenti per poterlo ascoltare in anteprima. Un vero e proprio dungeon dell'appassionato, che si protraeva all'interno per diversi metri all'interno della bottega. Un episodio singolare legato a questo negozio risale alla mia infanzia, quando in compagnia di mia zia entrai nel tentativo di acquistare una musicassetta di Cristina d'Avena, che proprio in quel periodo imperversava nelle emittenti Fininvest con le serie dal vivo tratte da "Kiss me Licia". Non appena si fece avanti un commesso, la mia parente domandò "gavé ea ALICIA?", creando in lui una spiacevole sensazione di imbarazzo, e in me l'impellente desiderio di sprofondare sotto terra.
Attualmente il negozio (specializzatosi in elettrodomestici) è ancora in attività presso Campo San Lio, mentre la vecchia sede dedicata ai dischi ora ospita un punto vendita della catena di calzature Geox.


20) Libreria Solaris
Rio Terà Maddalena

immagine da uraniamania.com

Concludo la seconda parte della mia ricerca con un'attività che ha deliziato i miei anni delle scuole medie: sto parlando della Libreria Solaris, situata in Rio Terà Maddalena.
Scoprii questo negozio dal momento in cui iniziai a collezionare i fumetti di Dragon Ball, e subito mi affezionai al gestore che con estrema puntualità inseriva negli scaffali gli ultimi numeri usciti, oltre a farmi pervenire tutti gli arretrati che richiedevo; riuscì addirittura a farmi pervenire una copia fior di stampa del primo volumetto, che mi consegnò in una bustina di plastica trasparente, che recava un bigliettino con la scritta "per Baldan, pressoché perfetto".
Il negozio era buio, illuminato da pochi faretti che gli davano un aspetto intimo, solo per appassionati; nonostante l'ambiente fosse piccolo, ogni centimetro disponibile era stato riempito con libri di fantascienza e fumetti di ogni provenienza, mentre tutta la parete destra era adibita all'esposizione dei dvd. Ci andavo almeno due volte la settimana, e non era raro che rovistando tra gli scaffali mi imbattessi in qualcosa di curioso, che mi fermavo ad osservare incantato.
Rimasi di stucco quando, nel corso di una passeggiata, mi accorsi come anche Solaris avesse chiuso inesorabilmente i battenti, lasciando il posto ad un negozio di abbigliamento prima, e di souvenir poi.

Vai alla prima puntata

Vai alla terza puntata



1 commento:

  1. Discoteca Casanova? Per me era già il moderno che avanza e distrugge. Lì c'era il Cinema Nazionale, l'equivalente per Cannaregio del Cinema Accademia: film in seconda visione, cicli d'essai e pubblico soprattutto di studenti universitari.

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