mercoledì 27 maggio 2015

"Weeds": una mamma per spacciatrice (no spoiler)


In queste settimane mi sono sottoposto a piccole dosi (tanto per restare in tema di stupefacenti) su Infinity alla visione di una serie americana piuttosto singolare: sto parlando di "Weeds", un bizzarro mix tra "Breaking Dead", "Una mamma per amica" e "Desperate Housewives".
Immaginate una normale famigliola statunitense composta da una giovane e avvenente madre single con due figli maschi, residente in una signorile zona residenziale della California. Ma ciò che rende questo nucleo diverso da quello che caratterizza molte altre produzioni del genere è la professione (se così vogliamo chiamarla) della madre, che per mantenere agiato il proprio tenore di vita e assicurare una buona istruzione ai figli, sbarca il lunario spacciando marijuana.

La prima cosa che salta all'occhio è come la serie sia nata PRIMA di Breaking Bad: la sua prima programmazione televisiva statunitense risale al 2005, anticipando di ben tre anni la saga del professor White. Ma i toni delle due opere sono decisamente diversi: pur avendo al suo interno personaggi e storie del mondo della malavita, "Weeds" è un prodotto "per coppie", lasciando il maschio ad immergersi nell'evoluzione criminale della madre, e la femmina in quelle sentimentali, permettendo ad entrambi godere del dissacrante umorismo "alla Griffin" che permea ogni puntata.


Le stagioni sono 8 (l'ultima delle quali ancora inedita in Italia), e posso tranquillamente garantire che, almeno fino alla sesta serie (compresa), la trama non si impantana, ed offre puntata dopo puntata un qualsivoglia stimolo per continuare con la visione. Pur non avendo un'evoluzione della protagonista ai livelli di "Breaking Bad", "Weeds" garantisce repentini cambi di situazioni, con la famigliola alle prese sempre con nuovi imprevisti e gatte da pelare, tra agenti della DEA e criminali ispanici e afroamericani che li costringeranno più volte a ripensare completamente alla loro vita.

Già dalla sigla ("Little boxes" di Malvina Reynolds) capiamo di che l'universo di "Weeds" sarà colorato con tinte filo-democratiche: le battute e l'ironia spesso rivolte contro il moralismo, la presenza della Chiesa nell'istruzione, l'omofobia e in generale il proibizionismo; tutto in in modo intelligente, sarcastico e mai eccessivamente petulante.
L'universo della serie mostra una cannabis virtualmente legale, diffusa a macchia d'olio in ogni strato della società (soprattutto in quelli medio/alti dell'abitato di Agrestic), e che ormai nella quotidianità dei personaggi ha assunto né più né meno il ruolo di una tazzina di caffè.


Se amate le serie di Seth McFarlane, avete divorato "Breaking Bad" o semplicemente siete alla ricerca di una nuova serie da vedere con la vostra "lei" che non vi faccia slogare la mascella dagli sbadigli provocati da una trama persa tra gossip e storie clandestine verso le quali non mostrate alcun interesse, "Weeds" è il tipo di prodotto che fa per voi!

Nino Baldan

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