domenica 21 dicembre 2014

Le 12 canzoni che capivo male da piccolo


Eccoci con una nuova puntata della rubrica per così dire "spensierata" dedicata alle 12 cose: dopo gli strafalcioni linguistici delle nonne, stavolta avrò il piacere di parlarvi delle canzoni che capivo male da piccolo.
Alzi la mano chi non si è mai imbattuto in tenera età in un testo in italiano, inglese o qualsiasi altro idioma talmente arcano da non riuscire a decifrarlo, vuoi per il fatto di essere pronunciato velocemente, vuoi per le assenti conoscenze linguistiche, vuoi per la scarsa qualità dei mezzi di riproduzione dell'epoca. Ogni parola "misteriosa" veniva quindi cambiata in qualcosa di familiare, o semplicemente interpretata con fonemi inventati di sana pianta. Visto che siamo nel periodo natalizio, inizierò proprio da...

1) Gingolbel

Jingle Bells (1857)

"Gingonbel" quando non addirittura "Gilgonbel" o "Gilgonbel" (nomi che fanno più pensare a qualche mostruosa creatura della mitologia mesopotamica) era la canzone di Natale per eccellenza, che ci facevano cantare alle elementari così, in inglese, obbligandoci ad imparare la pronuncia fonetica senza approfondire troppo sul suo significato, per non perdere tempo e rimanere indietro con il programma.
Ecco il testo come lo ricordo io:

Gingolbel, Gingonbel,
Gingol oduè
Ouaffae deristurae
Uanauan son soppenslei
Hey!

Ma come facevo a 6/7 anni a ricordarmi un nonsense così lungo e complesso?
Semplice: inventavo un significato attinente al Natale, e soltanto in questo modo riuscivo a farmi venire le parole: la prima riga ripeteva con enfasi il titolo, come per far capire: "è Natale, gente!", l'oduè potrebbe essere interpretato come un'affermazione: "è proprio Natale, sì"; il deristurae mi ha sempre fatto in mente una stufa, come se bisognasse (ouaffae) accenderla e prepararla per l'inverno; mentre lo uanauan (termine che accostavo non so perché ad un musical) lo interpretavo come un "tutti insieme". Per finire, soppenslei rievocava in me l'idea di appendere le calze al camino, come avevo visto fare nei film statunitensi.
Forse perché il negozio di merceria sotto casa dove andavo a comprare i calzini si chiamava (e si chiama ancora) Soppelsa. Soppelsa = soppenslei.


2) Beci, Boci


Perry Como - Magic moments (1958)

Negli anni della mia primissima infanzia i miei genitori avevano un piccolo mangiacassette, con il quale ascoltavano canzoni di vario genere, tutte inerenti la loro infanzia e la loro adolescenza. Uno di questi brani, che io ricordo benissimo e che associo a degli interminabili pomeriggi invernali passati sotto le coperte con la febbre alta, era "Magic Moments" di Perry Como, per come la capivo e la ricantavo io: "Beci, Boci".
Con l'accompagnamento che mi faceva in mente Stanlio e Ollio, tant'è che ero quasi convinto che si fosse trattato della sigla. E se fossero stati sempre loro, Beci e Boci?

3) Landesberri

London's burning

Molti stranieri si meravigliano su quanta poca attenzione venga dedicata in Italia all'insegnamento della lingua inglese durante l'infanzia: al contrario, nella scuola elementare che frequentavo io, fin dal primo giorno ci venne assegnata nientemeno che un'insegnante madrelingua inglese, che entrò in classe e iniziò a parlarci, a farci domande esclusivamente nella lingua d'Albione. Noi ci guardavamo come per dire: "boh".
Non capivamo un'acca. Una delle prime cose che ci insegnò fu una canzoncina, "London's burning" (no, non quella dei Clash), il cui testo originale è contenuto nel video qui sopra, ma che io intepretavo così:

Landesberri, landesberri
feci enge, feci enge
fà, fà
poranboza, poranboza

Solo (molti anni dopo) ho capito parlasse di un incendio. E a differenza di Gingolbel del punto 1, su questa non ero neanche riuscito ad immaginare un qualsivoglia significato.


4) Ba-ba-ba Ba-ba-bueo

Beach Boys - Barbara Ann (pubblicità Sangemini - 1983)

Questa pubblicità della Sangemini è nata con me, ed ha continuato ad essere programmata, con piccole modifiche, almeno per altri dieci anni, accompagnata sempre da "Barbara Ann" nella versione dei Beach Boys: una canzone che negli anni della mia infanzia ha creato non poco imbarazzo nei miei genitori e nonni. Si dà il caso che "bueo" sia un termine veneziano volgarissimo, traducibile come "budello", ma con intrinseche connotazioni negative, utilizzato per indicare una donna di malaffare ("'na bueo") o atti rivolti a zone poco visibili del corpo ("te vegno in bueo").
Provate ad immaginare un bambino che nelle occasioni meno indicate, ma in maniera completamente ingenua, se ne esca con "ba-ba-ba ba-ba-bueo!", magari davanti ad un'anziana zia che non lo vedeva dal giorno del battesimo, in chiesa.


5) Siamo tutti, c'è anche Ormai


Teddy Ruxpin (1989)

Ecco un cartone creato negli anni 80 per pubblicizzare il giocattolo di un orsacchiotto parlante, Teddy Ruxpin appunto, e il suo amico millepiedi Grubby.
La sigla di Cristina ad un certo punto (0:48) fa "siamo tutti certi ormai/che ci riuscirai".
Ma poteva un bambino di 6 anni conoscere il significato dell'aggettivo "certo"? Chiaramente no, ed è così che la storpiavo canticchiando "siamo tutti, c'è anche Ormai", non avendo la più pallida idea di che personaggio potesse essere questo Ormai il cui nome veniva tanto tanto decantato nella sigla. Forse un furetto, o, che so, un porcellino d'India.


6) Acciu acciu fourteen


Ducktales (1987)

Le mie nozioni di inglese stavano migliorando: avevo appena imparato i numeri dall'uno dal venti, più alcuni sparuti termini di uso comune. Ecco quindi che la sigla originale del cartone "Ducktales" (inspiegabilmente mandata in onda per un periodo in sostituzione della sua traduzione in italiano) veniva da me canticchiata così:

Acciu acciu fourteen
Fifteen Ducktales
Ecciu ecciu aeroplane
Schizz 'o Ducktales
Azz on a ice cream
O Uira kiss me
(…)
te te te thank you
osbi àier
dective acciu pacciu
quante girl is straboluscion

Convinto di averne quasi azzeccato il senso, e che le quattro/cinque parole che mi avevano insegnato sarebbero state pressoché sufficienti per esprimermi correttamente in inglese.
Leggendo il mio testo con il senno di poi, mi accorgo di aver involontariamente infarcito la mia interpretazione con una terminologia pseudo-erotica: ci sono paperi coinvolti in una gangbang ("schizz 'o Ducktales"), organi sessuali appoggiati sul gelato ("Azz on a ice cream"), per concludere con due frasi delle quali all'epoca ero davvero sicuro: richieste di bacio ad una non meglio precisata Uira, e una maccheronica esclamazione di fronte ad una grande presenza femminile: "quante girl, is straboluscion!", degna del miglior Alberto Sordi.


7) Holly Serena


Holly e Benji (1983, italia 1986)

La qualità audio della primissima sigla di Holly e Benji era alquanto bassa, tanto che a scuola non ero l'unico a non aver capito nulla. Ma il fraintendimento più significativo da parte mia riguardava l'inesistente presenza del calciatore Aldo Serena (allora all'Inter) all'interno della canzone. "Holly Serena tirando i rigori, Benji Serena parando i rigori".
Riascoltandola ora non riesco proprio a capire come facevo ad udire il suo cognome, ma vi assicuro che all'epoca era così: in tutta probabilità pensavo che essere paragonati all'attaccante di Montebelluna fosse un complimento rivolto ai due protagonisti del cartone.


8)Twisten twisten me e you


Isidoro (1984)

Un'altra sigla mandata in onda in inglese, e sinceramente una di quelle che mi piacevano di più, a prescindere dal cartone di cui non ricordo assolutamente nulla. Amavo talmente tanto questa canzone che per un periodo ero arrivato a canticchiarla sempre, a scuola, per strada, a catechismo:

Twisten twisten me e you
gero gero me e you
Oooo oooo ooo oooo

Ovviamente la nozione del "twist" veniva da mia nonna, che mi aveva raccontato di questo ballo in voga negli anni passati. Stavolta senza strafalcioni.


9) Gagiubè


Lucio Dalla & Stadio - Lunedì Cinema (sigla Lunedifilm, 1984-2002)

Stavolta non si tratta di un errore, in quanto la sigla in questione non ha un vero e proprio testo, ma è interpretata nello stile scat (termine jazz, che si riferisce ad una sorta di canticchiamento - il porno non c'entra) dalla voce di Lucio Dalla.
Nella mia fantasia di bambino, a cantarla erano due amici africani persi nel buio, che si cercavano: il primo chiamava l'altro per nome: "Gagiubè?", e il secondo rispondeva come per rassicurarlo "Bubde, bubdibà", che nella loro lingua avrebbe dovuto significare qualcosa come: "non preoccuparti, sono qua".
Della natura africana del brano e della sua struttura a domanda-risposta sono stato convinto finché, quasi per caso, ho scoperto il suo vero interprete. Ieri.


10) Ah le subiesà


Kaoma - Lambada (1989)

Correva l'anno 1989, e la canzone "Lambada" del gruppo francese dei Kaoma (cover di "Llorando se fue" dei boliviani Los Kjarkas) imperversava in tutto il mondo come tormentone: era presente nelle sigle televisive, negli stacchetti e nelle pubblicità; la suonavano gli zingari con la fisarmonica, i peruviani con il flauto di pan, ed esistevano perfino delle scarpette di plastica vendute dagli ambulanti che danzavano al suono della sua trasposizione elettronica. L'ho ascoltata, riascoltata, ma davvero non sono riuscito a capire come io avessi potuto fraintendere "Chorando se foi/um dia so me fez chorar" con "Ah, le subiesà".
Ed era proprio così che la cantavo: "Ah, le subiesà".


11) Sì o 'Ngoh


Double You - Please don't go (1992)

Ed ecco tutte le mie nozioni d'inglese magicamente svanire di fronte ad una semplicissima frase come "Please don't go", trasformata dal sottoscritto come "Sì o 'Ngoh".
Nel 1992 uscì il brano dei Double You, cover dei KC and the Sunshine Band, e l'anno successivo addirittura la sua traduzione in italiano, cantata da Fiorello con il titolo "Sì o no". Quest'ultima versione era rimasta così a lungo nelle mie orecchie, da lasciarmi di stucco quando mi capitò di risentirla in inglese, mettendomi dei seri dubbi su che cosa il cantante stesse dicendo. "Sì o 'Ngoh" sembra quasi una minaccia: se non ti va bene, chiamo a sistemarti il mio amico di origine senegalese. 'Ngoh, appunto.


12) Annone sai


Mighty Morphing Power Rangers (1994)

Gravissimo: non solo perché nel 1994 avevo già 11 anni, ma perché il testo della sigla in questione è in italiano, mia lingua madre che all'epoca avrei già dovuto saper padroneggiare. Cantare "Annone sai" al posto di "Quando non sai" stende un velo di vergogna su un'intera cittadina. Quella di Annone Veneto.
In mia discolpa voglio però far notare come le parole di questa canzone siano effettivamente scandita male: in tanti capivamo "chiamo con i Power Rangers" o "siamo con i Power Rangers" al posto di "chiama al volo i Power Rangers"; "Rosso giallo e blu, rosa nero e blu" (ripetendo blu per due volte) invece di "Rosso giallo più rosa nero e blu"; "hanno tanti amici che li invogliano qui" per "hanno tanti amici che li vogliono qui".
L'audio delle TV a tubo catodico dell'epoca era sicuramente meno fedele di quelle attuali, causando spesso l'effetto "scatola di latta", ed inoltre non esistendo youtube, non era possibile riascoltare una sigla, ma bisognava essere attenti quell'unica volta al giorno in cui passava in televisione.
Sono perdonato? Dai…è Natale…


Bonus #1) Il sorriso piacente


Pubblicità Sofficini Findus (1994)
Ecco come "bonus" due pubblicità che all'epoca avevo capito bene, ma che molti tra i miei compagni di scuola continuavano sfacciatamente a ripetere in modo sbagliato: la prima delle quali è lo spot dei Sofficini Findus. "Il sorriso che c'è in te" aveva subito numerose reinterpretazioni, da "il sorriso piacente" a "il sorriso viaggente".
Come "viaggente"?? "Beh, nel senso che viaggia!" Ah ok.

Bonus #2) Rumbi burumbi


Run baby run - Sheryl Crow (pubblicità Aperol 1994)

La seconda pubblicità fraintesa (dagli altri) è lo spot Aperol del 1994. Ricordo ancora il momento: ero in settimana bianca, seduto al tavolo durante il pranzo, ed un mio compagno se ne saltò fuori a tradimento canticchiando "Rumbi burumbi burumbi": alla nostra domanda su cosa diavolo stesse intonando, lui con estrema nonchalance rispose "la pubblicità dell'Aperol, no?".

Nino Baldan

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