domenica 2 novembre 2014

Le 12 cose che pensavo quando ero piccolo (seconda parte)

Dopo un grande ed inaspettato successo, tanto da farlo diventare in soli due giorni il terzo post più letto di sempre, ecco il seguito dell'articolo sulle 12 cose che pensavo quando ero piccolo. Non ho dovuto nemmeno spremermi più di tanto le meningi, ma soltanto annotare su un block notes le cose man mano che mi tornavano in mente.
Avete mai pensato anche voi come in uno di questi altri dodici punti?
Fatemi sapere!


13) Gli assorbenti femminili servivano per togliere il trucco

Immagine da emilione.it

Da bambino ero particolarmente incuriosito da un tipo di articolo in mostra negli scaffali dei supermercati: gli assorbenti femminili. A cosa saranno mai serviti? Perché ne esistevano di tanti tipi? Poi, probabilmente grazie all'immagine ricorrente sulle confezioni con di un paio di occhi da donna (truccati), mi feci l'idea che fossero delle salviettine per togliere il trucco prima di andare a dormire. Tra l'altro alcuni lo scrivevano pure: "notte".


14) Le persone con l'AIDS avevano davvero il bordo viola


La campagna contro l'AIDS del 1989 condotta da Pubblicità Progresso dev'essere stata senz'altro uno shock per un bambino di 6 anni quale ero io all'epoca: musica inquietante ("O Superman" di Laurie Anderson), voce fuori campo impostata, immagini in bianco e nero con un solo bordo viola che andava a circondare le persone che man mano si infettavano.
Talmente shockante da farmi guardare bene in giro se forse, per caso, qualcuno con il bordo viola ci fosse veramente, pronto a trasmettermi la malattia.
Ed ero quasi sicuro una sera, in montagna, di aver sfiorato una signora che in controluce un qualche alone poteva anche averlo, dando vita ad una situazione particolare: un bambino di 6 anni con il dubbio di aver contratto il virus dell'AIDS dopo il contatto con una donna.


15) I cartoni giapponesi erano fatti con il computer


immagine da lupinthe3rd.forumcommunity.net

Quando andavo all'asilo guardavo un po' tutti i cartoni animati che passavano in televisione, finché sentii mio padre dire "i cartoni giapponesi sono fatti con il computer".
Da quel momento mi crollò il mondo addosso, e mi sentii come vittima di una truffa: dove in realtà mi aspettavo ci fossero dei disegnatori, c'era un grande macchinario, che in maniera automatica creava le puntate da trasmettere, forse in base ad un bozzetto, forse nemmeno.
E per un periodo diventai diffidente verso l'animazione del Sol Levante, ma in particolare me la presi con Lupin, non so per che motivo preciso. Il ladro gentiluomo era egli stesso un raggiro, perpetuato nei confronti di milioni di bambini del mondo!


16) Chi parlava in dialetto era ignorante

immagine da venezia.blogolandia.it

Da bambino ero convinto che tutte le persone che si esprimevano in dialetto fossero ignoranti, e lo facessero perché non conoscevano la corretta forma italiana, che io stavo imparando a scuola. Oggi sorrido davanti a questa mia vecchia convinzione, essendo praticamente bilingue veneziano/italiano, ma all'epoca non perdevo occasione per correggere parenti ed amici di famiglia ogni volta che parlavano in dialetto. "No no, sbagli, non si dice così!" era ormai una delle mie frasi più usate.
Non c'è dubbio di quanta simpatia infondessi in tutte le persone che avevano avuto la malsana idea di rivolgermi la parola nei miei primi anni di vita.


17) Il rumore dei tuoni era dovuto ad edifici che crollavano

immagine da poetare.it

Colpevoli erano i numerosi telegiornali che spesso trasmettevano servizi relativi ai danni dovuti al maltempo; mi ero messo in testa che il rumore dei tuoni fosse dovuto a torri, campanili ed edifici vari che in qualche paese vicino crollavano colpiti dai fulmini.
E ogni volta che vedevo un lampo, ero subito lì ad immaginare una cascata di mattoni, travi e calcinacci, probabilmente con morti e feriti. Nella mente di un bambino, un temporale causava più danni di un bombardamento alleato della Seconda Guerra Mondiale.


18) Le persone con il gel erano drogate

immagine da qnm.it

Sul finire degli anni 80 la televisione non smetteva di propinare continuamente spot contro la droga, e come per i malati di AIDS del punto 14, avevo sviluppato una sorta di fobia contro i tossicodipendenti, talvolta unendo involontariamente le due categorie. Erano una sorta di gruppo segreto, il cui obiettivo era quello di contagiarti o costringerti a prendere la droga.
Una volta ero con mia nonna, e vidi un gruppo di giovani andare ad appartarsi; probabilmente avranno avuto da fare gli affari loro, ma lei mi disse "guarda, quelli sono i drogati". E avevano tutti il gel sui capelli. Da quel momento in poi, associai quell'immagine a quella dei tossici, e per un periodo fui veramente convinto che fosse come un segno di riconoscimento del loro gruppo, tant'è che un giorno un ragazzo con i capelli impomatati mi chiamò, e io scappai. Sicuramente voleva drogarmi.


19) I prodotti che non apparivano nelle pubblicità erano falsi


Da bambino ero talmente teledipendente da conoscere e canticchiare tutte le pubblicità che andavano in onda, e mi feci l'idea che gli unici prodotti da acquistare fossero quelli reclamizzati, sui quali esisteva una specie di "garanzia di qualità".
Tutte le marche che non apparivano in tv erano quindi false, una specie di imbroglio nei confronti delle persone poco moderne che non guardavano la televisione.
Una truffa proprio come i cartoni fatti col computer, ma io ero sveglio, non ci sarei cascato, e anzi avrei aiutato anche i miei genitori a non cascarci.
Come ad esempio facendo un casino bestiale perché non volevo la Pasta Jolly, non avendola mai vista in pubblicità. Oppure lanciando addosso ad un'amica di mia nonna una macchina portatami per regalo perché non era Burago, quella che mostravano sul Topolino.


20) Il tipo dello spot del Tartufone Motta faceva paura


Nell'epoca globalizzata in cui viviamo è facile imbattersi in persone di diverse provenienze geografiche, che frequentano gli stessi spazi sociali di noi autoctoni: il supermercato, l'ambulatorio medico, la scuola. Ma provate a pensare ad un bambino degli anni 80, sballottato soltanto tra casa, casa dei nonni e l'asilo delle suore, e che aveva visto in vita sua soltanto persone di razza caucasica. Immaginate quel bambino di fronte per la prima volta ad un uomo con la pelle scura, che appariva all'improvviso in mezzo ai programmi televisivi, parlava con un accento bizzarro, gridava e gesticolava.
Guardato con gli occhi di oggi non è altro che un personaggio innocuo e divertente, ma per me lui era Mesamì, l'incubo delle mie serate davanti alla televisione, che mi faceva letteralmente scappare in un'altra stanza in occasione di ogni sua apparizione catodica.


21) Il Padre Nostro parlava di cinture

immagine da annuncifacili.it

Come spiegato nel punto 6 della prima parte, le preghiere non erano altro che delle formule astratte da ripetere fino allo sfinimento, per innalzare la propria posizione nel ranking religioso in base al quale poi le cose sarebbero andate meglio nella nostra vita.
D'accordo, erano formule astratte, ma non riuscivo proprio a capacitarmi di cosa fossero queste cinture in tentazione alle quali veniva anteposto un "non".
Forse uno strumento del diavolo, che le avrebbe utilizzate per legarci?


22) "Casalinga" era il cognome della concorrente dei quiz telefonici

immagine da realityshow.blogosfere.it

Ogni volta che in un qualche programma telefonava una concorrente per partecipare ad un quiz telefonico a premi, ed affermava "sono casalinga", ero convintissimo che quello fosse il cognome della persona in questione, tanto da farmi seriamente dubitare sulla serietà della trasmissione stessa. Sarà stata sicuramente una loro amica questa Casalinga, che prende sempre la linea, e riesce più volte a giocare in programmi diversi.


23) Lo zucchero Sadam era prodotto dagli iracheni

immagine da offertebassano.com

D'accordo, non bastava il fatto di non averlo mai visto in una pubblicità (punto 19), ma era pure lo zucchero di Saddam Hussein, contro il quale le truppe del bene stavano combattendo nella Guerra del Golfo! Ricordo ancora quante storie feci con mia madre quando al centro commerciale voleva comperarne un pacco. Sarebbe bastato guardare un po' di televisione per vedere qualche marca delle pubblicità, e prendere quella; ma lei la tv la guardava troppo poco per rendersene conto. Non avremmo dato i nostri soldi al dittatore spietato che stava ammazzando gli americani in Iraq.


24) I miei saggi scolastici erano grandi eventi mediatici

immagine da lnx.rodari.it

Quando andavo all'asilo e alle elementari, le suore erano solite organizzare, in occasione del Natale e della fine dell'anno scolastico, alcuni saggi aperti al pubblico, dove i bambini si cimentavano in canti religiosi, rudimentali coreografie con elementi di cartone, piccoli esercizi ginnici. Avendo avuto fino ad un massimo di 5 classi con una media di 25 alunni l'una, è ovvio che gli eventi toccassero i due, trecento spettatori: mamme, papà e nonne.
Quello di cui ero convinto è che si trattasse di grandi eventi mediatici, e non che le persone fossero venute solo a vedere il loro pargoletto. E ogni volta che sentivo gridare "bravo Tommaso!" o "dai Filippo!" pensavo a quanto questi individui fossero cafoni, interessati soltanto al loro figlio e non allo spettacolo in sé. Tant'è che tornavo sempre a casa gasato, convinto di aver preso parte a chissà che evento, quando alla fine ero stato notato e sostenuto solo dai miei genitori.


Nino Baldan

leggi la terza parte





Gli articoli precedenti sulle 12 cose

Nessun commento:

Posta un commento

Share This

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...