giovedì 6 novembre 2014

Le 12 cose che pensavo quando andavo alle medie

Dopo il grandissimo successo di "le 12 cose che pensavo quando ero piccolo" , del quale ho scritto anche la seconda parte, ho voluto fare un piccolo salto temporale.
Correva l'anno 1994, avevo 11 anni, ed avevo appena iniziato a frequentare la prima media all'Istituto Cavanis di Venezia, gestito da religiosi (ma con insegnanti laici); mi trovavo per la prima volta in un ambiente nuovo, con compagni di classe che non conoscevo.

Scordatevi i cellulari, la connessione internet, i vestiti trendy e i primi approcci sessuali che certi ragazzini delle medie fanno adesso: eravamo ancora tutti bambini, ma proiettati in un ambiente nuovo, con ragazzi più grandi di noi, anche delle superiori, che giravano per i corridoi, e che parlavano in modo abbastanza discreto di argomenti strani di cui avevamo solo lontanamente sentito discutere in televisione.

Eravamo i più piccoli, e curiosità, dubbi, paure aleggiavano tra noi, senza una fonte certa o qualcuno che potesse far fronte alle nostre domande.
Questo è quello che girava nella mia testa in quel periodo.

1) Chi aveva l'orecchino era un delinquente


immagine da www.asos.com

Provenendo dalla scuola elementare, e quindi da un ambiente caratterizzato da abbigliamento infantile e un modo di presentarsi piuttosto sobrio e pacato, notai immediatamente qualche ragazzo più grande che portava l'orecchino.
Questa cosa strideva fortemente con l'immagine che avevo delle brave persone, in quanto si trattava di qualcosa di trasgressivo, fuori dagli schemi ai quali ero abituato; e quando mi accorsi che chi lo portava aveva anche un carattere più esuberante degli altri, arrivai in breve tempo all'equazione "orecchino = da evitare".
Secondo me i ragazzi con l'orecchino erano inclini anche ad altri atti trasgressivi, probabilmente bevevano e fumavano già, sicuramente erano anche dei bulli.
Così, in mezzo a gente nuova e sconosciuta, prima di fidarmi di qualcuno, la prima cosa che guardavo era se avessero l'orecchino. In pratica la versione 2.0 del gel dei drogati di quando ero piccolo (punto 18).


2) L'Italia era regolata da un'autorità politica superiore


immagine da ilgiorno.it

Probabilmente è l'evoluzione del mio concetto infantile di religione (punto 6).
L'Italia, come qualsiasi altro stato del mondo, era regolato da una fitta rete di contatti tra scuola, polizia, posti di lavoro; ed era i base ai voti che si prendevano a scuola e a come ci si comportava in pubblico che poi la propria vita si sarebbe sviluppata.
In pratica ad ognuno sarebbe stato automaticamente assegnato un posto di lavoro, più o meno prestigioso e remunerato, a seconda della propria condotta.
Comportarsi male in classe, bere, assumere droga o anche solo farsi vedere insieme ad un delinquente avrebbe drasticamente ridotto un ipotetico punteggio, importante poi per gli anni successivi. Non esistevano il mercato del lavoro, la domanda, l'offerta, l'iniziativa privata, no, nulla di tutto questo: anche i negozianti erano in contatto con questa sorta di autorità politica superiore, che avrebbe consigliato o sconsigliato di assumere Tizio o Caio.
Probabilmente sarei stato bene in Corea del Nord o in Unione Sovietica ai tempi di Stalin.


3) L'unica musica da ascoltare veniva dall'America


immagine da rockol.it

Nonostante la maggior parte delle produzioni commerciali del periodo, soprattutto nell'ambito dance, venissero proprio dal nostro paese, ero convinto che tutto ciò che fosse in inglese fosse indiscutibilmente americano. Immaginavo quindi gli Stati Uniti come la nazione leader del mondo, dalla quale non avessimo altro da fare che imparare, guardando con rispetto e anche un pochino di invidia. Ovviamente, in una sorta di reminiscenza del punto 19 della mia infanzia, tutto ciò che venivo a sapere fosse in realtà italiano veniva automaticamente da me bollato come falsonon originale. Un imbroglio tricolore, insomma.
Senza parlare de canzoni con il testo in italiano: provinciali, squallide e rivolte alle persone ignoranti.


4) Non avevo la più pallida idea riguardo il sesso


immagine da sesso.letteradonna.it

Dimenticate i ragazzini di oggi, che grazie a computer e cellulari hanno accesso continuo a filmati hard, chat a luci rosse e via dicendo. A metà anni 90 un undicenne poteva soltanto immaginare cosa sarebbe stato un atto sessuale, mettendo insieme quello che qua e là aveva sentito dire in giro. Sì, tecnicamente sapevo di cosa si trattava, ma non conoscevo bene le dinamiche. Non sapevo come l'uomo o la donna avrebbero dovuto muoversi, non ero al corrente di alcuna terminologia: per me "sesso" era una parola trendy, qualcosa di tabù, un universo misterioso che di cui giorno dopo giorno scoprivo qualcosa, e cioè ogni volta che un compagno arrivava in classe e raccontava che aveva visto, aveva sentito dire, che c'era un film dove.
Perché non mi sarebbe mai venuto in mente di praticarlo in prima persona, il "sesso" era qualcosa da grandi. Le ragazzine della scuola poi erano ancora delle bambine, con i maglioni larghi, le felpe, i pantaloni.
Avevo un'idea astratta della donna con cui fare "sesso", forse proveniente dai video musicali che andavano all'epoca: mora, forse anche mulatta, dai modi provocanti e aggressivi.
Io non avrei dovuto fare nulla, ovviamente quando sarà. Farà tutto lei.


5) Le luci al neon portavano al dover indossare gli occhiali


immagine da ilsitodeisiti.it

Una delle mie paure di quando ero alle medie era di diventare cieco. O meglio: di perdere diottrie ed essere costretto a portare gli occhiali, entrando così di diritto nella categoria degli sfigati. Sì, perché da una parte c'erano i portatori di orecchino, dall'altra i portatori di occhiali.
La giusta via sarebbe stata rimanere in mezzo. Con gli occhiali addosso la mia vita si sarebbe trasformata in un inferno: atti di bullismo da subire in continuazione, nessuna possibilità nel futuro di conoscere una ragazza. E già mi mancava una mezza diottria…
Avevo letto di come le lampade al neon lampeggiassero ad alte frequenze invece di rimanere permanentemente accesi, sentivo affaticamento agli occhi dopo qualche ora di lezione, ed eccomi immerso nella mia fobia. In ogni luogo, in ogni negozio, in ogni casa che visitavo controllavo sempre il tipo di illuminazione presente.
Non potevo diventare un portatore di occhiali, non dovevo.


6) La Storia era finita con la caduta del Muro di Berlino


immagine da italiapost.info

Il Muro di Berlino era caduto da pochi anni, l'Unione Sovietica si era squagliata come neve al sole, ormai tutti i popoli del mondo avrebbero potuto vivere in pace e in amicizia.
A quei tempi quella era la mia idea, ed ero orgoglioso di essere nato negli anni 80 per poter vivere nel periodo definitivo della Storia, nel quale ogni dittatura era ormai terminata, e non ci sarebbe stato altro che un progressivo avvicinamento delle Nazioni.
Sognavo un mondo unito e globalizzato, ovviamente guidato dagli Stati Uniti, dove gli ideali di pace e democrazia si sarebbero diffusi nei cinque continenti.
Poi non successe più nulla. Più o meno, dai.


7) Prima o poi avrei dovuto frequentare i Centri Sociali


foto da albertobevilacqua.photoshelter.com

Camminando per strada, spesso mi imbattevo nei manifestini ciclostilati relativi all'attività di un vicino Centro Sociale. Pubblicizzavano concerti, feste.
A volte ci passavo vicino: vedevo fuori dalla porta ragazzi più grandi parlare, ridere, discutere. "Centro Sociale? Sarà qualcosa organizzato per far socializzare i giovani" pensavo. Organizzato da chi? Probabilmente da quell'entità politica superiore, che provvedeva a tutto, anche a gestire il tempo libero dei ragazzi.
E un giorno avrei dovuto andarci. Magari tra qualche anno. Ma sarei stato all'altezza di quella gente? Avrei dovuto anch'io portare la kefiah al collo per entrare nel gruppo? 


8) Da grande sarei vissuto da solo con un televisore enorme


immagine da finestraannunci.it

Nella testa di un ragazzino certamente non esistevano idee relative alla famiglia.
Se mi fossi immaginato dopo qualche anno, mi sarei visto a vivere da solo all'interno di un monolocale, con un lavoro d'ufficio assegnatomi da qualche ente, magari avrei anche avuto delle esperienze sessuali, senza dubbio. Ma la cosa che più sognavo era un televisore enorme.
Qualcosa che a casa non avevo mai potuto avere, per l'avversione dei miei genitori alla mia teledipendenza e alla grande passione per i videogiochi che nutrivo in quel periodo.
La prima paga sarebbe andata sicuramente per la tv.
E la sera… console Nintendo a volontà, senza nessuno che mi dicesse di spegnere perché era tardi!


9) Le donne "facili" erano adescatrici gratis e andavano con tutti


Melissa Lauren pornostar francese

In pratica questa è la continuazione del punto 4.
Mentre frequentavo le medie sentivo spesso parlare di "ragazze facili", con varie terminologie che non voglio ripetere in questa sede.
E nella fantasia di un undici/dodicenne non erano semplicemente ragazze che ci stavano, che cedevano alle avances. No, erano loro a provarci, a voler fare "sesso".
E con chiunque. Una specie di ninfomani assatanate in libertà, che ogni ragazzino avrebbe voluto incontrare. Quando sentivo dire dalle persone più grandi "è una t***a", io già lì ad immaginare che quasi quasi ci avrebbe provato anche con me. Non importava l'aspetto fisico, e neppure la condizione sociale, per loro era importante solo il "sesso"!
Ovviamente ancora una volta la colpa era della tv e dei video musicali che guardavo...


10) Ascoltare musica nuova significava essere aggiornati


immagine da ebay.it

Ovviamente nell'immagine "totalitaria" che avevo della vita e della società, le canzoni uscivano perché erano migliori di quelle precedenti. Non esisteva un mercato discografico, né produttori che creavano brani solo per il bisogno di venderli.
Ed era di vitale importanza rimanere aggiornati sull'ultima canzone uscita, per essere a passo con i tempi, a differenza dei vecchi e degli ignoranti, che si fossilizzavano su pezzi di cinque, dieci anni fa. Mi facevo copiare le audiocassette delle compilation da discoteca dai miei compagni di classe, oppure passavo pomeriggi alla radio aspettando che passassero l'ultimo successo da registrare e riascoltare.
Non vi dico che opinione negativa avessi all'epoca della Italo Disco anni '80! 


11) Il campionato in corso era il migliore di sempre


immagine da uefa.com

Come per la musica, lo stesso valeva anche per il calcio: la Serie A in corso era la migliore di sempre, in quanto giocavano degli stranieri provenienti dai campionati esteri che in passato si sarebbero solo sognati. Ovviamente parlo di una serie di stagioni nelle quali davvero il calcio italiano primeggiava in Europa (dal 1988 al 1998 per ben nove volte in finale di Champions League c'era una italiana), ma il problema è che all'epoca denigravo qualsiasi persona che nominava calciatori di decenni passati: secondo me lo faceva soltanto per il fatto di non essere aggiornata.
E poi, una volta non facevano vedere le partite in TV, non c'erano gli sponsor sulle maglie.


12) Nel 2050 il sesso sarà via computer


immagine da escapistmagazine.com

Era da poco uscito il film "Il tagliaerbe", incentrato sulla realtà virtuale, quando in montagna lessi su un settimanale "nel 2050 anche il sesso sarà via computer".
Già immaginavo che le persone non avrebbero più dovuto frequentarsi, e che da quell'anno avremmo potuto vivere nella dimensione della pellicola con Pierce Brosnan.
Era diventata una mia ossessione, un mio pensiero fisso: fantasticavo, in base alle poche nozioni che avevo sul "sesso", su come avrebbe potuto funzionare.
Con dei sensori come quelli dell'elettrocardiogramma, forse.
E facevo i calcoli: nel 2050 avrei avuto 67 anni… tutto sommato sarei ancora stato in grado di fare "sesso", e se fossero mancate le ragazze facili che ci avrebbero provato con me, avrei sempre avuto il computer!


E voi? Come sono state le vostre scuole medie?


Nino Baldan


Gli altri articoli sulle 12 cose

Le 12 cose che pensato quando ero piccolo (seconda parte) (02/11/2014)

Le 12 cose che pensavo quando ero piccolo (prima parte) (26/11/2014)

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