venerdì 5 settembre 2014

Datemi un martello (le cover che non ti aspetti)

Tante canzoni fanno parte, ormai da decenni, del bagaglio nazional-popolare italiano, delle quali basta sentire solo le prime note per riconoscerle e subito ricondurle al loro autore/interprete.

Ma quante di queste non sono composizioni originali, bensì soltanto cover di successi stranieri?
Molte… In questa nuova rubrica non parleremo di plagi (sono tutte reinterpretazioni autorizzate), ma devo ammettere di aver provato negli anni una certa delusione man mano che scoprivo la vera origine di questi successi, e che mi rendevo conto che quelli che reputavo dei veri e propri inni della nostra storia recente non sono in realtà stati neppure concepiti qui, ma solo tradotti ed adattati.


Nel 1964 la cantante torinese incise, su testo di Sergio Bardotti, la canzone di stampo giovanilistico "Datemi un martello", che grazie al suo ritmo raggiunse in breve tempo il successo.

Ma il brano proviene in realtà da una canzone folk composta nel 1949 dal cantautore americano Pete Seeger su testo di Lee Hays, intitolata "If I had a hammer" con forti connotazioni politiche e di protesta contro la discriminazione razziale, tanto da essere eseguita collettivamente durante la marcia che si tenne a Washington nel 1963 e nella quale Martin Luter King pronunciò il suo storico discorso "I have a dream".

Celebre è la strofa che dice "E' il martello della giustizia, è la campana della libertà, è la canzone sull'amore tra i miei fratelli e le mie sorelle, in tutta questa terra".

La versione originale di Pete Seeger

La canzone era piuttosto diversa musicalmente da quella che conosciamo oggi, ma nel 1962 fu reincisa dal trio Peter, Paul and Mary, che gli diedero un ritmo più moderno e concitato.

La versione del 1962 di Peter, Paul and Mary

Finchè l'anno successivo arrivò la versione incisa da Trini Lopez, che garantì al brano il successo internazionale, portandolo al terzo posto nelle classifiche statunitensi, con un arrangiamento sostanzialmente identico a quello poi adottato da Rita Pavone.

La versione del 1963 di Trini Lopez

E da noi? Smorfiose con gli occhi dipinti, coppie che vogliono i lenti, mamme che telefonano alle feste per far tornare a casa i figli. Con l'impressione che l'Italia sia più che altro un paese di consumatori, ai quali propinare sottoprodotti rimescolati, riadattati, ridotti al minimo comun denominatore, slegati dal contesto originale che non viene neppure menzionato.

La versione del 1964 di Rita Pavone

Nulla contro la bravissima Rita Pavone, sia chiaro.

Nino Baldan

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Tutte le "cover che non ti aspetti"

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