lunedì 1 settembre 2014

Anni 2000 - nostalgia (seconda parte)

Bentornati a quello che si prefigura essere l'appuntamento del lunedì con la nostalgia degli anni 2000!
Ringrazio tutti quelli che leggendo le mie righe si sono riconosciuti, hanno ricordato bei momenti della loro vita, e mi hanno scritto per farmelo sapere!

Per chi invece mi ha fatto notare come il mio racconto si soffermi in realtà a narrare più la fine degli anni '90, voglio ricordare che spesso i "decenni" dal punto di vista sociale e culturale non coincidono esattamente con il cambio della penultima cifra dell'anno; il periodo che vado a descrivere potrebbe essere racchiuso più o meno tra il 1997/98 e il 2004/2005, e cioè dalla diffusione di Internet nelle case degli italiani alla nascita dei social network. E' quest'epoca "strana" e "pionieristica" che evoca la maggior parte di fascino e di ricordi, quando il mondo iniziava ad affaccia con le modalità che conosciamo oggi!

La puntata di oggi sarà dedicata ai videogiochi! Pronti? Via!

immagine da digitalspy.com

VIDEOGIOCHI
Gli anni 2000 sono stati gli anni della Playstation (uno): tutti i miei amici ce l'avevano, tutti avevano su uno scaffale una mastodontica pila di cd, nella loro confezione originale o peggio nelle bustine con copertina fotocopiata vendute al mare da quelli che oggi vengono comunemente definiti "migranti".
E' in questo periodo che la parola "Playstation" è diventata sinonimo di console, soprattutto tra le persone meno esperte del settore, rubando lo scettro alla Nintendo, regina incontrastata dei due decenni passati.

Ma a me la Playstation non interessava. Almeno inizialmente. Anzi, la detestavo. La vedevo come passatempo massificato e ridotto al minimo comun denominatore, con i suoi giochi di Formula 1, serie intere di calcio, o di avventura come Tomb Raider prive di quel tocco di magia e di fantasia con cui ero cresciuto. Io amavo la Nintendo, monopolista dei miei desideri ed ambizioni.

Nella mia infanzia ho praticamente conosciuto solo il Game Boy, e sul finire degli anni 90 iniziai a seguire con interesse lo sviluppo di quello che le riviste chiamavano ancora Ultra 64: giochi tridimensionali, Super Mario, grafica fumettosa e colorata (senza le texture pixellose e tremolanti di casa Sony), e non si mancava mai di menzionare sempre la "realtà virtuale" (un po'il tormentone del periodo).
Lo volevo, e basta. Il mio interesse fu tale che nella primavera del 1997, dopo pochi giorni dall'uscita, convinsi mio padre ad andare alla SME, e mi portai a casa un Nintendo 64 versione PAL, con tanto di idraulico baffuto allegato.

Ricordo la rotondità delle linee, il senso "plasticoso", e soprattutto quei cartuccioni grigi che ben presto iniziai a custodire in una scatola delle scarpe: Goldeneye, Mario Kart, Diddy Kong Racing, International Superstar Soccer, mentre le scatole originali (di cartone!) erano piegate e tenute insieme ai libretti di istruzioni in un ripiano dell'armadio dei vestiti.

Del Nintendo 64 amavo la velocità dei caricamenti, e ovviamente il mondo fatato e colorato che lo circondava, ma iniziai ad avvertire un senso di invidia quando vedevo che i miei amici e le loro Playstation potevano vantare 650 Megabyte di memoria nei loro CD, che garantivano musiche di qualità, filmati FMV, mentre io ero ancora fermo ai midi e alle voci compresse ai limiti dell'inverosimile nei 64, 32, 16 e addirittura 8 (otto!) Megabyte dei cartuccioni Nintendo.
E avevano Resident Evil.

Così in occasione della comunione di mio fratello, arrivò anche la Playstation.
Stavamo mangiando in ristorante e mio cugino tirò fuori uno scatolone. Era lei. Con Resident Evil.
Avevo fatto anch'io il grande passo. Ma si sarebbe trattato solo di un "affiancamento".
La Nintendo non l'avrei mai tradita.
Con Playstation le custodie dei giochi erano di plastica, molto simili a quelle dei CD musicali, il che dava quasi un senso di multimedialità alla console, non più un giocattolo ma qualcosa di più "adulto".
E in più, sulla Playstation, si poteva anche ascoltare musica! Su una schermata grigia dotata di filtri sonori tipo "eco" e "hall", ovviamente tutto dall'audio di un piccolo televisore a tubo catodico marca Seleco o Mivar.

Ricordo che iniziarono a girare "le modifiche", che permettevano di far girare i giochi "masterizzati", anche nella mia scuola circolavano i dischi titoli scritti con l'indelebile, "prodotti" e venduti da qualcuno che con questo scherzo si pagava non pochi vizi.
Già allora dotato di una morale integerrima (eh…), portai la console a far modificare, ma solo per i giochi di importazione giapponesi ed americani, che però si vedevano solo in bianco e nero se non si aveva il cavo RGB.

Per il Nintendo 64 la "modifica" non esisteva, c'erano gli adattatori, ovvero delle cose in plasticone che richiedevano l'inserimento di due giochi: uno a caso in versione europea, e la cartuccia con cui volevamo giocare, ma le novità non funzionavano, e nei negozi ogni paio di mesi proponevano l'adattatore "nuovo", quello "definitivo", cosa che non corrispondeva mai alla realtà.
Così optai per una scelta drastica: affiancare al mio Nintendo 64 PAL e alla mia Playstation modificata un Nintendo 64 NTSC, con i perni rimossi per poter utilizzare indifferentemente titoli USA e Japan.
Ed era tutta un'altra storia, perché i giochi europei giravano ad una lentezza davvero imbarazzante, racchiusi tra due bande orizzontali nere che riducevano la dimensione dello schermo.

Non c'era Amazon, non esistevano shop online: per avere un gioco di importazione bisognava telefonare ad un negozio pubblicizzato su una rivista, oppure rivolgersi a quelle poche botteghe specializzate che trattavano titoli NTSC. Io avevo la fortuna di averne una a poche centinaia di metri da casa, passavamo tutti i giorni chiedendo "è arrivato?", senza contare le mattine estive passate sulla porta ad aspettare il corriere, sperando che nel pacco ci fosse stato quello che volevamo!

La Playstation con i suoi cd scritti con l'indelebile continuò ad essere la regina dei pomeriggi e delle serate dei truzzi di periferia fino a metà degli anni 2000, con la sua schermata iniziale congelata perchè la lente ormai non leggeva il gioco, con i pugni tirati sul coperchio per farla partire, con i pad non originali e le strisciate di cenere qua e là.

PLAYSTATION 2
Ma con il passaggio al nuovo millennio una nuova creatura Sony uscì sul mercato: la Playstation 2.
La comprai nel 2001. "Voglio vedere i film", dicevo, "voglio un lettore DVD", visto che di montarlo sul computer non se ne parlava proprio: serviva a mio padre per lavoro, l'avrei "rovinato".
Ed ecco così arrivare il "monolite nero", posizionato in verticale accanto al piccolo televisore a tubo catodico marca Seleco o Mivar.
Ma ecco l'amara sorpresa: i film spesso si bloccavano, appariva su schermo l'odiosa scritta "impossibile leggere il disco", ed eccomi in bagno a lavare il dvd con innumerevoli prodotti ma niente, il problema era probabilmente hardware, dovuto forse all'arretratezza della tecnologia.

I giochi "si vedevano bene", in "alta risoluzione", un notevole passo in avanti rispetto alla generazione precedente e alle già citate texture cubettose e tremolanti della prima Playstation. Ognuno di noi passava ore a guidare su e giù negli immensi mondi di GTA, accompagnato dalle centinaia di brani delle radio, oppure a godersi le entrate dei wrestler di Smackdown e le inquadrature degli stadi di PES, dicendo "sembra la realtà". E tutto questo mentre oggi i ragazzini si lamentano dell'aspetto grafico di giochi che contengono un numero infinitamente maggiore di poligoni, a risoluzione almeno doppia e con effetti di luce nettamente migliori.

Comprai anche il Nintendo Gamecube intorno al 2002, con i suoi minidisc nelle custodie di plastica.
Non più cartuccioni. Ricordo il suo colore viola, i due rumorosi grilletti laterali "analogici", sfruttati da un bizzarro (e secondo me deludente) Super Mario Sunshine nel quale l'idraulico utilizzava dei getti d'acqua regolabili, due fantastici episodi di Resident Evil (il remake del primo, e lo Zero), e un bellissimo Zelda Wind Waker in cel-shading.
Ma la casa di Kyoto, dopo aver dominato il mercato nei due decenni precedenti, aveva ormai perso il treno, ed insieme ad esso tanti sviluppatori legatisi nel frattempo alla Sony; il divertimento casalingo era diventato per tutti un'esclusiva Playstation, 157,68 milioni di console contro 21,74 (fonte Wikipedia).
Super Mario e company resistevano solo nel mercato del divertimento portatile, e con questo non intendo assolutamente i giochi per cellulari, bensì il Game Boy Advance e successivamente Nintendo DS.

All'epoca "giocare con il telefonino" voleva dire "tentare di battere il record" a Snake, l'unico gioco disponibile e in memoria nel 3310 e 3330 Nokia. Non era possibile scaricare nulla, quello c'era, e quello bisognava tenersi.

Ma dei cellulari degli anni 2000 parlerò nella prossima puntata.

Nino Baldan

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